Carlo Rizzarda

Tra le voci più originali e meno note al vasto pubblico, nel panorama dell’Art Nouveau e del Déco italiano, quella di Carlo Rizzarda si seppe esprimere attraverso un mezzo non comune: il ferro battuto.

Nato a Feltre, in provincia di Belluno, il 23 gennaio 1883, figlio di un artigiano, fin dall’adolescenza mostrò spiccatissime doti nel disegno, tanto da poter frequentare corsi e perfezionarsi sino a vincere una borsa di studio a Milano, dove si appassionò proprio alla difficile disciplina del ferro forgiato, apprendendone i segreti sotto la sapiente guida del già allora famoso Alessandro Mazzucotelli.

Il capoluogo lombardo, con la ricca classe imprenditoriale che in quegli anni andava erigendo per sé dimore nel nuovo stile, quell’Art Nouveau segno dei tempi, riconobbe subito nel giovane allievo del Mazzucotelli i segni del talento.

Sua fu una capacità straordinaria di lavorare una materia tanto difficile, riuscendo a conferirle senso di vita e fluidità anche lavorando dai ferri quadri, operando su forti spessori, ottenendo – come nelle quattro aquile del bellissimo monumento all’ingresso del cimitero della sua città Natale, Feltre – effetti di potenza e vigore che non sempre incontriamo nelle espressioni artistiche di quegli anni.

Affascinato dal mondo barbarico – e tale fu definita la sua arte, dai commentatori di quegli anni – amava trarre ispirazioni dalla Natura per i soggetti delle sue opere: ferri per la decorazione di interni, ma anche cancellate sontuose o medaglioni decorativi. Il successo gli permise di vivere ancor giovane già una condiziona agiata, al punto che volle acquistare un palazzo antico nel cuore della sua città natale, allo scopo di raccogliere in essa opere proprie e dei tanti amici che, come lui, operavano e gravitavano su Milano in quegli anni.

Ne affidò il restauro a un professionista famoso, l’architetto Alberto Alpago-Novello.

Con la fine degli anni ’20 il suo stile fu fortemente attratto dal Déco, ai cui stilemi aderì e di cui troviamo alcuni esempi, quali le teorie degli angeli degradanti nelle decorazioni delle cancellate di un cimitero milanese.

Un incidente d’auto ne spezzò l’esistenza terrena nel 1931, a soli 43 anni: fu tumulato nella tomba che aveva acquistato per i propri genitori, lasciando il suo bel palazzo alla sua Città, che recentemente lo ha restaurato e reso fruibile al pubblico. (ma58)