La manifattura dell’Eugenia dei fratelli Manfredini

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“Il Valore del Tempo”
(La raccolta di orologi a Palazzo Isimbardi tra Classicismo e Romanticismo)
Provincia di Milano

 

La Fonderia Napoleonica Eugenia,
prestigiosa fonderia di bronzo, viene fondata nel 1806 a Milano, su una parte dei possedimenti di Santa Maria alla Fontana, e viene affidata ai fratelli di origine bolognese Francesco, Luigi ed Antonio Manfredini, orafi ed esperti fonditori. Francesco Manfredini intorno al 1803 è artigiano molto apprezzato a Parigi, dove  ha un ben noto laboratorio di “bigiotteria, indoratura dei metalli e orologeria”. Luigi (1771-1840) e Antonio ((1786-1838) lo raggiungono ben presto per specializzarsi  nella professione di Bigiottiere e nella fabbricazione degli smalti, casse d’orologi e analoghe manifatture (in particolare sarà Luigi a diventare esperto bronzista). Nel 1806 i Manfredini trasferiscono la loro attività in Italia, a Milano, su invito del viceré Eugenio di Beauharnais.

A Francesco, il maggiore, viene concesso il titolo di Orologiere del Re e il permesso di innalzare sulla porta del suo stabilimento lo Stemma Reale. In cambio deve istruire degli allievi, scelti  negli orfanotrofi della città, e occuparsi del funzionamento delle Regie Zecche.  La fabbrica dispone anche dei laboratori di orologeria, bigiotteria e doratura dei metalli. Nel 1908 la manifattura è in grado di partecipare all’esposizione “degli oggetti d’arti e mestieri” che si tiene  all’Accademia di Brera, vincendo la medaglia d’oro per un orologio da tavolo ornato di statue e fregi in bronzo dorato rappresentante l’Aurora di Guido Reni, oggi conservato presso la Biblioteca Ambrosiana a Milano. Molti e di diversa tipologia sono gli oggetti realizzati dalla Fonderia: candelabri, vasi, pendole e soprattutto mirabili orologi,  molti dei quali destinati al Palazzo Reale di Milano.

Fra questi vi è la famosa pendola  della Musa Polimnia (dal soggetto del gruppo in bronzo che la orna), oggi conservata nel Museo dell’Ottocento a Milano. Altra pendola molto conosciuta (firmata Manfredini Orolo.ro del Re Milano), raffigura il carro di Diana cacciatrice, dove la dea è in piedi preceduta da due figure femminili inserite in una composizione che richiama il gruppo dell’Aurora di Guido Reni, databile tra il 1808 e non più tardi del 1814. L’insieme, di cui esistono due esemplari identici, (uno conservato  nella veneziana Fondazione Querini Stampalia, l’altro in Palazzo Isimbardi a Milano), dimostra la grande vicinanza alle produzioni francesi dello stesso periodo, come quella di Claude Galle (1759-1815) e Pierre-Philippe Thomire (1751-1843), che senz’altro i Manfredini hanno avuto modo di conoscere. Anche dopo la morte di Francesco (1810) la fonderia gestita dai fratelli mantiene la sua ottima fama, e lavora a pieno ritmo, producendo opere di grandissimo pregio ed eleganza, spesso destinate a dimore reali e aristocratiche, sia in Italia che all’estero. Indimenticabili il grandioso parterre in bronzo dorato ad uso di mensa per cento persone, realizzato per l’arciduca Ranieri Giuseppe d’Asburgo Lorena, e il tripode d’argento dorato (1813) per la Corte imperiale a Saint-Cloud; bellissimo il portafoglio d’oro, ornato di smalti e bassorilievi, dono di nozze per Maria Luisa d’Asburgo Lorena, seconda moglie di Napoleone; e poi due canestri in bronzo dorato, un candelabro a sedici lumi, una spada con l’impugnatura e il fodero coperto d’oro smaltato e decorato da medaglie incise, un’interessante serie di candelabri con vittorie alate; al 1807 circa risale un gruppo di sei candelabri (due dei quali marcati L.M.), detti au bon sauvage, per la figura di moro che regge i porta candela, tutti oggetti finemente lavorati e sapientemente ornati. Quando  Antonio si ritira, Luigi, che nel frattempo continua a lavorare per la regia Zecca, si associa al genero Giovanni Battista Viscardi  cambiando  la ragione sociale dell’azienda in “Luigi Manfredini e Compagno”, e continuando una produzione di altissimo livello per committenti di grande rango. La nuova società produce lussuosi arredi Impero: grandiosi centri tavola per l’arciduca Massimiliano e una serie di alzate ornate da motivi naturalistici e classici (oggi a Milano, Pinacoteca Ambrosiana), cui si aggiungono le straordinarie  decorazioni in bronzo con grifi e vasi per i cassettoni del mobiliere Maggiolini, i candelabri per il duomo di Pisa (1823-38), gli arredi sacri realizzati per la cappella di villa Melzi a Bellagio e per S. Gaudenzio a Novara.

Ai Manfredini si deve poi riconoscere la riscoperta del procedimento di  fusione in sabbia e staffa, già noto ma utilizzato solo per oggetti di dimensioni ridotte, da loro utilizzato per realizzare le grandi statue equestri che si trovano sull’Arco della Pace a Milano: la Sestiga con Minerva di Abbondio Sangiorgio e le Quattro Vittorie a cavallo di Giovanni Putti. La committenza aristocratica diventa ancora più importante  con l’inizio intorno al 1830  della collaborazione tra il Manfredini e l’architetto bolognese Pelagio Palagi (1775-1860); questi, chiamato nel 1832 da re Carlo Alberto di Savoia a dirigere il progetto di ampliamento della residenza reale di Racconigi, e ottenuta nel 1834 anche la direzione dei progetti di ripristino decorativo anche del Palazzo reale, affiderà alla Fonderia importanti e prestigiose commesse: gli ornamenti della Caminiera e dei due specchi a consolle, il camino, i cosiddetti manettoni a collo d’oca per le antine a vetri, i Gattoni per le tende; per il Palazzo Reale le sei specchiere destinate alla nuova Sala da Ballo, su disegno di Pelagio Palagi, e dei candelabri, sempre su disegno di Pelagio Palagi. Alla morte di Luigi Manfredini (1848), l’azienda è rilevata dal Viscardi, che porta a termine i lavori incompiuti, come la cancellata per il Palazzo Reale di Torino con le due figure in bronzo di Castore e Polluce, su modello di Abbondio Sangiorgio, i Satiri della fontana di Palazzo Vecchio a Firenze, e la fusione per una statua equestre colossale raffigurante re Carlo Alberto, commissionata dalla città di Casale Monferrato. In queste opere destinate alla committenza reale, si evidenzia con chiarezza quello che potremmo definire lo stile Manfredini, caratterizzato dal ricorrere di motivi classici dalla robusta volumetria, spesso tratte dai disegni di Pelagio Pelagi e molto vicine a quelle dei maggiori bronzisti francesi dell’epoca. La fonderia chiude nel 1853. (mb49)

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