Abbiati Francesco

Nasce a Mandello del Lario, sul lago di Como. Ebanista abilissimo, esponente rilevante del neoclassicismo europeo, è considerato uno dei più interessanti artisti della storia del mobile neoclassico italiano. E’ molto apprezzato anche all’estero, soprattutto dalle grandi famiglie reali d’Europa: i pochi documenti disponibili lo testimoniano attivo tra il 1780 e il 1800 circa a Roma, e alle Corti di Napoli e Madrid. E’ il Giornale delle Belle Arti che nel 1787 ci fornisce importanti informazioni sulla sua produzione, decantando il gusto sublime, l’eleganza dell’intarsio, la bellezza e l’ingegnosità delle sue creazioni. Vi è descritta la famosa Tavola Matematica (1783) acquistata dalla Regina di Napoli, Maria Carolina: ”a uno scatto di molla invisibilmente si faceva grande, e piccola, e con molte altre prerogative e rarità in essa mirabilmente congeniate”; si dà conto poi di due comò “non meno ingegnosi nella costruzione ma di gran lunga superiori in bellezza e di un lavoro veramente sorprendente […] intarsiati di lavoro finissimo che sembra una vera Pittura. L’intarsio è di un artifizio totalmente nuovo, e non più veduto, e senza esagerazione il primo in questo genere […]. Questi comò per facilitarne il trasporto si scompongono in minutissimi pezzi e sebbene siano d’un’ossatura fortissima tengono un ristrettissimo luogo”. Un giudizio lusinghiero dunque, confermato dalle opere a noi note raggruppate in un piccolo corpus da Gonzales-Palacios, primo studioso dell’Abbiati. Sebbene contemporaneo del Maggiolini, famoso ebanista, non risulta che sia stato suo allievo, né è da confondersi con Andrea Appiani che col Maggiolini ha collaborato. Le sue opere si contraddistinguono per il gusto compositivo del tutto autonomo, molto più raffinato e personale, supportato da una tecnica che nel tempo si è affinata ed evoluta. Le principali fonti delle sue raffigurazioni sono le incisioni ispirate all’antico, molto diffuse nella Roma settecentesca, che l’Abbiati traduce in tarsie finemente cesellate, dove i dettagli e il chiaroscuro sono definiti con un lavoro di bulino tale da far supporre anche una formazione come incisore; la decorazione diventa sempre più complessa, fino a diventare, come ha scritto Gonzales-Palacios, “intricata, quasi ossessiva”. Oltre alle opere citate, ricordiamo uno scrittoio e un curioso mobile ovale conservati al Palazzo Reale di Madrid e il tavolo da gioco esposto al J. Paul Getty Museum di Malibu.