Dipinto veduta di Palermo palazzo butera acquerello gouache 0917033

Codice: 0917033
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Veduta di Palermo

Misure disegno: 127 x 74 cm

Nel 1700 nasce il Vedutismo, genere pittorico basato sulla rappresentazione di vedute (da qui il nome) sia di paesaggi naturali che cittadini, che diventano i protagonisti assoluti dei dipinti. La grande fortuna e diffusione del genere è dovuta soprattutto al nuovo approccio che i viaggiatori del Grand Tour, a partire dalla seconda metà del 700, hanno nei confronti dei luoghi visitati; infatti non si accontentano più di un generico e a volte pittoresco e idealizzato ricordo del viaggio, ma cercano una testimonianza visiva, il più possibile lucida e fedele, documentaristica si potrebbe dire, del paesaggio, dei luoghi archeologici, dei ruderi, ma anche delle persone che vi abitano, e di tutto lo scenario naturalistico (l’attività dei vulcani, la costituzione delle rocce, la ricca insolita e straordinaria vegetazione) in cui si sono immersi. Nascono così i pittori vedutisti viaggiatori, (spesso ingaggiati dallo stesso viaggiatore in patria o sul posto, anche se a volte i viaggiatori stessi esprimono col linguaggio figurativo le proprie emozioni), che nel loro sketchbook ritraggono i luoghi con rapidi schizzi, di solito a matita, spesso aggiungendovi annotazioni sulla data e sull’ora di esecuzione, sui posti rappresentati, o sui colori da utilizzare, disegni che poi vengono completati durante le tappe del viaggio. Naturalmente le tecniche si conformano alle esigenze di questa pittura, e si privilegiano il gouache, l’acquerello e meno frequentemente la tempera. A partire dagli anni settanta del 700 i viaggiatori, dalle città imprescindibili del Grand Tour (Venezia, Firenze Roma), proseguono verso Sud, spingendosi a Napoli e poi oltre, fino alla Sicilia, dove spesso arrivano via mare a causa delle grandi difficoltà e dei pericoli del viaggio attraverso l’estremo sud della penisola. A spingerli è il desiderio di conoscere e far conoscere i luoghi dove sono nate le antiche civiltà, che in Sicilia hanno lasciato tracce assolutamente uniche. Si formano così delle vere e proprie spedizioni al cui seguito c’è sempre un pittore col compito di documentare i luoghi visitati. Uno dei primi e più famosi viaggiatori artisti ad arrivare in Sicilia è il pittore francese Houel, nel 1770 e poi nel 1776, rimanendovi per tre anni.

Nel corso del viaggio realizza circa cinquecento disegni a matita, gessetto, sanguigna, acquerello grigio e seppia, gouache; acquistati in parte dal Re di Francia (oggi conservati al Louvre), e in gran numero da Caterina II° di Russia (tuttora all’Ermitage), gli permetteranno di pubblicare i quattro volumi del Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari tra il 1782 e il 1787, opera grandiosa, illustrata con 200 acquetinte, illustrazioni dal vero di monumenti antichi, fenomeni naturali, scene di vita quotidiana, feste, usi e costumi dei siciliani: una delle più importanti opere del Grand Tour settecentesco. Più o meno nello stesso periodo parte la spedizione organizzata da Jean Claude Richard, detto Abbé de Saint-Non, composta da un paesaggista, Claude Louis Chatelet, un architetto e vedutista, Louis Jean Desprez e Jean Augustin Renard, architetto; capo della spedizione, con compiti guida tecnica, è Dominique Vivant Denon. Frutto della spedizione, che percorre anche la Puglia e la Calabria, sono cinque volumi in-folio illustrati da tavole, incisioni, carte pieghevoli, mappe tratte dagli schizzi, disegni e acquarelli degli illustratori. Nel 1777  Thomas Hearne, vedutista inglese, autore di acquerelli molto pregevoli per l’esattezza e per l’effetto di prospettiva aerea, compie un tour archeologico nell’isola, riproducendo soprattutto i templi di Agrigento e quelli di Selinunte, ma anche le luminose e colorate vedute di Cefalù. Nello stesso anno un altro pittore, Jakob Philipp Hackert, rinomato vedutista di origini prussiane, accompagna nel viaggio in Sicilia due inglesi, il costruttore navale Charles Gore (a sua volta acquerellista dilettante, di cui si conoscono “La tomba di Terone ad Agrigento” e “Il tempio di Giove” della stessa città ) e il ricco collezionista Richard Payne Knight, che si riporta a Londra 24 gouaches del pittore, tra i quali uno splendido Orecchio di Dioniso (oggi al British Museum di Londra). Nel 1778 è la volta degli olandesi Willem Carl Dierkens e Willem Hendrik Nieuwerkerke, a cui si aggiungono Nicolaas Ten Hove e Sir Nathaniel Thornbury che soggiornavano a Roma. Partono per la Sicilia attraversando l’Italia meridionale e la Puglia, accompagnati dal pittore Louis Ducros, ingaggiato da Tern Hove con l’incarico di fissare le «antiquités et beaux points de vue qui se trouvent sur la route». Gli acquerelli, i gouaches e i disegni riportati dal viaggio vengono incollati in tre album intitolati Dessins de mon voyage dans les Deux-Siciles et à Malte, 1778. Louis Ducros fecit, oggi conservati assieme al diario di viaggio di Dierkens e Nieuwerkerke al Rijksmuseum di Amsterdam. Henry Tresham, pittore irlandese a lungo in Italia, a sua volta nel 1783 viaggia in Sicilia, e ne riporta una notevole la serie di opere, tra cui l’immagine delle casupole di Messina, costruite dopo un recente terremoto. Altro famoso visitatore dell’isola è Goethe, che la percorre nel 1787 con il pittore e disegnatore tedesco Christoph Heinrich Kniep, ai cui dipinti, caratterizzati da una straordinaria attenzione ai dettagli, tanto da poter essere considerati come documenti archeologici, il poeta aggiunge i 68 disegni da lui stesso realizzati.


Nel 1788, Luigi Mayer (noto soprattutto per i suoi schizzi e dipinti di antichi siti delle isole greche, Turchia ed Egitto) viaggia in Sicilia, e ne lascia splendida testimonianza nelle vedute di Catania, di Acitrezza, immortalata nei suoi enormi e suggestivi faraglioni, di Belpasso, Paternò e Nicolosi, con l’ immancabile vulcano sullo sfondo. Nel 1799 un altro apprezzato e conosciuto vedutista italiano, Giovan Battista Lusieri, viaggia in Sicilia nelle vesti di “Regio Pittore delle Antichità de valli di Demone e Noto”, grazie al prestigio di cui gode presso l’ambasciatore britannico a Napoli, Sir W. Hamilton. I suoi disegni del teatro di Taormina e delle pendici dell’Etna, (acquistati da lord Elgin che in seguito lo vuole con sé nella campagna di rilevamenti sull’Acropoli di Atene) benché tracciati solo a matita, mostrano la sua straordinaria capacità di rilevare analiticamente i resti dei monumenti antichi, e di descrivere con attenzione quasi geologica il territorio. Un altro famoso vedutista, Franz Ludwig Catel (conosciuto anche come Francesco Catelli), pittore tedesco residente a Roma, compie due viaggi in Sicilia, nel 1812 e nel 1818, realizzando molte opere, tra cui Il Teatro greco di Taormina (Monaco, Bayerische Staatsgemäldesammlungen), una Vue de la baie de Termini, disegnata “d’après nature”, e altri dipinti che andranno ad illustrare il Voyage pittoresque en Sicile di de La Salle (1826). Un po’ più tardi, nei primi decenni dell’ottocento, arriva in Sicilia Carlo Bossoli, pittore e scenografo svizzero naturalizzato italiano, che dipinge la Chiesa di San Francesco di Paola a Messina, e alcune vedute di Palermo. Non mancano certo i pittori nativi dell’isola, come Giuseppe Patania, noto soprattutto come pittore di storia e ritrattista ma che le fonti coeve accreditano anche come paesaggista, Francesco Zerilli, la cui ricca produzione di tempere fornisce anche, grazie alla cura dei dettagli, una importante documentazione topografica della Sicilia dei primi decenni dell’Ottocento, e i suoi allievi, Andrea Sottile e Tommaso Riolo. Tutto il territorio siciliano, ricchissimo di testimonianze dell’antica Magna Grecia e ancora poco conosciuto, è oggetto di grande interesse e curiosità da parte degli artisti, che vi si trattengono anche per lunghi periodi; alcuni luoghi però sono ritenuti imperdibili: Siracusa (molto rappresentata le latomie e il teatro), Taormina col suo teatro e la vista sull’Etna, Catania, Agrigento con i resti dei suoi templi (i più rappresentati, anche perché meglio conservati, sono il Tempio della Concordia e quello di Giunone Lacinia, ma non mancano i disegni delle rovine del tempio di Ercole, e i resti colossali del tempio di Giove Olimpico), Segesta e Selinunte; ma anche scorci di Licata e Messina, Calatafimi, Erice e Trapani, Sciacca, la Val di Noto e, naturalmente, Palermo con la sua marina, la Cattedrale e la Cappella Palatina, Palazzo dei Normanni, il porto, il fastoso Palazzo del principe di Butera, le caratteristiche contrade, il monte Pellegrino con il santuario di Santa Rosalia. Poco fuori città, Monreale, con i suoi mosaici, e la villa del principe di Palagonia Ferdinando Francesco Gravina, conosciuta anche come “Villa dei mostri”. Le opere di questi artisti sono state a volte pubblicate in raccolte; più spesso sono conservate in prestigiose collezioni private e musei di tutto il mondo. (mb49)

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