La monetazione sabauda: un po’ di storia

La monetazione di casa Savoia rappresenta un importante capitolo nella storia della numismatica italiana, pre e post unitaria, e costituisce la parte più importante del mercato numismatico nazionale. Al ramo Savoia-Carignano della dinastia appartiene Vittorio Emanule III°, il Re numismatico,  autore di una monumentale opera,  Corpus Nummorum Italicorum, ancora oggi fondamentale per lo studio di molte coniazioni di zecche italiane. Le emissioni sabaude sono le più continuative di tutta la penisola (ben 800 anni), realizzate sempre sotto l’autorità emittente della Dinastia dei Savoia, che nel campo della monetazione si dimostra capace di grandi innovazioni. In epoca moderna, Carlo Emanuele III° Re di Sardegna (1730-1773) nel 1754-55 attua una importante riforma grazie alla quale la maggioranza delle svariate monete d’oro e d’argento presenti nel Regno sono demonetizzate e riconiate in nuove monete d’oro e d’argento basate sul carlino e sulla doppietta sarda: lo scudo nuovo con tutte le sue numerose frazioni diventa la moneta d’argento più importante dell’intero sistema. Vittorio Emanuele I° Re di Sardegna e  Piemonte (1802-1821) introduce nel 1816 con una regia patente la monetazione decimale di stampo francese mediante la lira sarda. Nel 1859 la seconda guerra d’indipendenza porta all’annessione al Regno di Sardegna di Lombardia, Toscana, Parma, Modena e parte della Romagna; la produzione monetale segue gli sviluppi politici e territoriali, e dunque da questo anno il sistema monetale decimale si estende fino alla Toscana. Con l’unificazione e la proclamazione del Regno d’Italia (1861) compare la titolatura Re d’Italia sulle monete di Vittorio Emanuele II, e il sistema decimale della lira sostituisce le monetazioni dei singoli regni preunitari: nasce la Lira italiana, che rimarrà in corso fino al primo marzo 2002. La  Legge fondamentale sull’unificazione del sistema monetario del 1862  fornisce un definitivo assetto alle emissioni dello Stato italiano. In oro sono autorizzati i tagli da lire 100, 50, 20, 10 e 5 (tutti emessi al titolo di 900 millesimi); in argento quelli da  lire 5, 2, 1 e da centesimi 50 e 20; in bronzo i pezzi da centesimi 10, 5, 2, 1.

 

Le Zecche sabaude

 

La dinastia sabauda ha battuto da sempre moneta nelle zecche dei propri territori. Lo stabilimento principale è quello di Torino  nel cui gabinetto di incisione  si realizzano i tipi, le matrici, i punzoni ed i conii della produzione di monete del Regno. A partire dal 1700 circa, in seguito a varie acquisizioni territoriali, nel Regno di Sardegna diventano man mano sede di zecca anche Cagliari, Torino, Genova, Alessandria, Piacenza, Palermo, e a partire dal 1859 Bologna e Firenze. Con la proclamazione del Regno d’Italia (1861) le zecche preesistenti vengono gradualmente chiuse. Milano, antica Zecca imperiale del Lombardo-Veneto e opificio industrialmente più avanzato, con il R. D. del 17 febbraio 1870 Milano diventa l’unica Zecca del Regno d’Italia, conservando anche gli uffici di verifica e cambio metalli preziosi, mentre  Roma, passata ai Savoia, è autorizzata a coniare i pezzi in oro da lire 20 e quelli in argento da lire 5. L‘esercizio delle zecche è ceduto in appalto fino al 1873, quando lo stato ne assume direttamente il controllo. In questo periodo di transizione sono individuati vari deliberatari, che a partire dal 1862 e fino al 1873 si riducono alla sola Banca Nazionale. Nelle monete di questo periodo si trova perciò il monogramma BN (Banca Nazionale). Se ne hanno però ancora col millesimo 1874 e 1875, in quanto l’appalto della zecca di Milano da parte della Banca Nazionale cessa definitivamente allo scadere del 1875. A partire dal 1892 tutte le emissioni di monete metalliche sono concentrate a Roma, divenuta nel frattempo capitale del Regno.

 

Monete e rarità

Gli esperti sono quasi tutti concordi nel considerare che la rarità dipende dal numero di pezzi coniati in origine e dal numero di volte in cui la moneta appare sul mercato. I gradi di rarità sono:   comune (nessun simbolo o C), non comune (NC), rara (R), molto rara (RR), rarissima (RRR),  estremamente rara (RRRR), solo alcuni esemplari conosciuti (RRRRR). Talvolta può invece venir indicato un numero da 2 a 5 accanto alla R per specificare il grado di rarità. Fino alla prima metà del 900, quando il mercato numismatico non era ancora così sviluppato, non esisteva una precisa scala di valutazione, ma in seguito, quando è maturato il mercato delle monete rare a livello internazionale, varie istituzioni internazionali hanno iniziato ad adottare la scala Sheldon, cosiddetta da un noto numismatico americano ideatore di un sistema numerico che tenta una standardizzazione della classificazione delle monete. In Italia si utilizza una scala di valutazione simile a quella americana, ma semplificata: Bella (B), Molto bella (MB), Bellissima (BB), Splendida (SPL), Fior di conio (FDC). In media, il prezzo di una stessa moneta in conservazione Fior di conio è tre volte quello della conservazione Splendido. Le determinanti fondamentali del valore di una moneta rara sono quindi le condizioni di conservazione, l’alto grado di rarità, la bellezza e l’interesse storico-artistico.

 

 

Su alcune monete

Carlo Felice Re di Sardegna e Duca di Savoia  (1821 – 1831). Promulga una legge che prevede la conservazione dei punzoni e del materiale di prova dei coni all’interno della zecca emittente.

  • Marengo d’oro (valore nominale 20 lire). Moneta molto rara. Nato inizialmente come moneta d’oro del valore nominale di 20 franchi coniata dalla zecca della Repubblica Subalpina per celebrare la vittoria di Napoleone sugli Austriaci nel 1800 a Marengo, continua ad essere coniato anche dopo la caduta di Napoleone, e grazie all’unione monetaria latina (primi firmatari nel 1865 Francia, Belgio, Italia e Svizzera) si estende a tutti i suoi membri, conservando le sue caratteristiche di valore, titolo, peso e diametro. Il Marengo di Carlo Felice è realizzato con titolo aureo 900/1000, diametro 21 millimetri e pesa 6,45 grammi. Incisore Amedeo Lavy, coniato presso la Zecca di Torino (dal 1821 al 1831, segno di zecca la Testa d’aquila ) e Genova (1824/25/27/29/30/31, segno di zecca l’Ancoretta). Questa moneta è considerata rara, e in alcuni casi della zecca genovese rarissima ( 1824,1827), estremamente rara (1825), conosciuta solo in pochi esemplari (1830, 1831). Le monete da 20 lire in oro sono coniate dal 1821 al 1831 per un totale di 612.510 pezzi, compresi i pochi pezzi datati 1821 coniati sotto Vittorio Emanuele I e quelli datati 1831 coniati sotto Carlo Alberto. Hanno raggiunto eccellenti risultati nei passaggi in asta.
  • 40 Lire in oro. Incisore Amedeo Lavy, coniata dalla Zecca di Torino (1822-25-31, segno di zecca Testa d’aquila) e Genova (1825, segno di zecca Ancora).  Si tratta di monete abbastanza rare (in particolare la 1822, Torino, e la 1825 Genova). Le monete da 40 lire in oro sono coniate dal 1822 al 1831 complessivamente in 58.444 pezzi.

  • 80 Lire in oro. Incisore Amedeo Lavy, coniate nella Zecca di Torino (1822-25-26-27-28-30-31-31, segno di Zecca Testa d’aquila) e Genova (1824-25-27-28-29-30, segno di zecca  Ancora). Estremamente rare alcune (Torino 1828 e 1831, quest’ultima conosciuta addirittura  in pochi esemplari, molto rara la Genova 1824), più comuni le altre annate, passate comunque in asta con  ottimi risultati. Le monete da 80 lire in oro sono coniate dal 1824 al 1831 per un totale di 263.886 pezzi.

 

 

Carlo Alberto  Re di Sardegna (1831 – 1849). Nel corso del suo governo si diffonde la circolazione della Lira mediante monete con taglio da 1 centesimo a 100 lire. A livello numismatico è da ricordare la necessità insorta nel 1847 di immettere in tempi stretti sul mercato una nuova quantità di moneta di piccolo taglio (1 centesimo), risolta  riutilizzando coni appartenenti a Carlo Felice. Al dritto queste monete risultano caratterizzate dalla presenza dell’indicazione del valore e dalla titolatura del re (riferita a Carlo Felice), mentre al rovescio riportano uno scudo con l’aquila sabauda con corona reale e rami di quercia.

  • 50 Lire in oro. Prima moneta da 50 lire in oro del Regno di Sardegna. L’autore è Giuseppe Ferraris, incisore capo della zecca di Torino; le Zecche di conio sono quelle di Torino (1833 e 1836, segno di zecca Testa d’aquila,) e Genova (1833, rarissima questa, segno di zecca Ancora; le monete datate 1833 presentano, rispetto a quelle datate 1836, un conio leggermente diverso). La Zecca documenta il conio delle 50 lire anche negli anni 1834-35-38-39-40-41-43 (a Torino), ma tali millesimi non sono mai apparsi sul mercato; se ne deduce quindi che siano state coniate con altre date, e questo motiva il fatto che alcuni millesimi non siano considerati molto rari nonostante la a volte esigua tiratura. Le monete da 50 lire in oro sono coniate dal 1832 al 1843 per un totale di 11.051 pezzi.

  • 100 Lire in oro. Prima moneta da 100 lire per il Regno di Sardegna. Giuseppe Ferraris l’incisore, Zecca di Torino (1832-33-34-35-36-37-40-42, rarissima quest’ultima, segno di zecca Testa d’aquila), e Genova (1832-34-35-36-40, segno di zecca Ancora). La documentazione della Zecca le darebbe coniate a Genova anche negli anni 1833-37-38-39-41-42-43-44-45. Non essendo questi millesimi mai apparsi sul mercato, si ritiene che siano stati usati per coniare, in quegli anni, monete da 100 lire in oro con date differenti. Le monete da 100 lire in oro coniate fino al 1845 sono complessivamente 138.440 pezzi, esclusi i pezzi datati 1832, sia per Genova che per Torino, di cui non si conoscono i quantitativi.

 

 

Vittorio Emanuele II° ultimo Re di Sardegna (1849 -1861) e primo Re d’Italia (1861-1878). Le sue monete, in particolare i pezzi da 50 e 100 lire, sono generalmente le più rare, soprattutto nella conservazione Fior di conio, in quanto all’epoca, non esistendo praticamente la carta moneta, tutte le monete, anche quelle d’oro, hanno effettivamente circolato. La produzione monetale del suo regno  deve ovviamente essere divisa tra preunitaria e italiana. Il più evidente cambiamento tra le emissioni riguarda la titolatura, che diventa Re d’Italia e, dove presente, lo stemma sabaudo è accompagnato dalla leggenda Regno d’Italia. Durante il suo regno rimangono per un certo tempo attive alcune zecche preesistenti l’unificazione; in questo periodo di transizione  (fino al 1873) è individuata come deliberataria la Banca Nazionale, e quindi nelle monete si trova il monogramma BN. Dal 1870 al 1878 sono stati emessi solo pezzi d’oro da 100 e 20 lire e d’argento da 5 lire.

  • 100 Lire in oro. Incisore Giuseppe Ferraris (incisore capo della zecca di Torino), coniate nella Zecca di Torino (1864, segno di Zecca T e monogramma BN, rarissima, coniata secondo i verbali di zecca in pochi esemplari nel 1864, in 474 pezzi nel 1865 e in 105 pezzi nel 1867), e Roma ( 1872 e 1878, anch’esse molto rare, segno di zecca R). Le monete da 100 lire in oro sono coniate dal 1864 al 1878 in 1.534 pezzi.

  • 50 Lire in oro. Moneta estremamente rara, di elevatissima quotazione. Incisore Giuseppe Ferraris, coniata dalla zecca di Torino (segno di zecca T e monogramma BN) e datata1864. Nonostante la data, in realtà secondo i verbali di zecca la produzione è del 9 gennaio 1867, il decreto  è del 10 gennaio 1867, e l’emissione è del 12 febbraio 1867, per un totale di 103 pezzi, di cui 12 escluse dall’emissione e rifuse.

 

 

Umberto I°, Re d’Italia (1878 – 1900). Durante il suo regno viene chiusa definitivamente la Zecca di Milano. La moneta più rara coniata a nome del secondo re d’Italia sono le 100 lire d’oro del 1880 (145 esemplari).

  • 100 Lire in oro. Esistono due tipi di questa moneta, che si differenziano per una diversa acconciatura dei capelli del sovrano, per i rilievi dei capelli e per il loro taglio in corrispondenza della fronte. L’impronta di questa moneta ( le figure, la legenda, la data e il valore presenti nella moneta) è determinata dal Regio Decreto del 1878.
  • 100 Lire in oro primo tipo. Incisore Filippo Speranza. Coniata a Roma (segno di zecca R) negli anni 1880 (si tratta della moneta più rara a nome di Umberto I°, coniata in solo 145 esemplari), 1882 (molto rara), 1883 (rara).
  • 100 Lire in oro secondo tipo. Incisore Filippo Speranza. Coniata a Roma (segno di zecca R) negli anni 1888 (molto rara) e 1891 (rarissima).

Le monete da 100 lire in oro, sia del 1° sia del 2° tipo, sono coniate dal 1880 al 1891 per un totale di 6.971 pezzi (5.593.680 pezzi del 1° tipo, dal 1880 al 1883, 1.378 pezzi del 2° tipo, dal 1888 al 1891).

  • 50 Lire in oro. Il Regio Decreto del 1878 determina l’impronta di questa moneta. Incisore Filippo Speranza, coniata a Roma (segno di zecca R) negli anni 1884 (rara), 1888 (molto rara), 1891 (rarissima). Le monete da 50 lire in oro sono coniate dal 1884 al 1891 complessivamente  in 5.071 pezzi.

 

 

Vittorio Emanuele III, il re numismatico. Figura centrale del collezionismo numismatico italiano moderno. Autore del Corpus Nummorum Italicorum, che ai tempi costituiva, e in parte costituisce tuttora, uno strumento di lavoro insostituibile per gli studiosi della numismatica italiana. La sua collezione, praticamente inestimabile,  arriva a contare 103846 monete nel 1940, oggi conservate a  Palazzo Massimo alle Terme (Roma). Sotto il suo regno la circolazione delle monete metalliche si riduce ulteriormente, a causa della sempre maggiore circolazione di quella cartacea, e quindi le monete coniate in quel periodo sono tra le più ricercate dai collezionisti e raggiungono valutazioni mediamente alte per tutti i nominali.

  • 5 Lire in argento 1901 (scudo). Moneta estremamente rara. Coniata con la sola data 1901, è una delle più rare di Casa Savoia: costituisce infatti un tipo,  cioè non ne esistono altre di quel taglio e con quel disegno. E’ la prima moneta che reca sul dritto l’effigie di Vittorio Emanuele III°e sul rovescio l’aquila sabauda ad ali spiegate; incisore Filippo Speranza, segno di Zecca R (Roma). Da non confondere con l’Aquilino o Aquilotto (5 lire in argento coniate nel 1926-27-28-29-30; dal 1931 al 1936 solo per collezionisti), di gran lunga più comune. Le 5 lire del 1901 sono state coniate in un certo quantitativo, ma subito rifuse in ottemperanza al veto della Convenzione monetaria latina. Scampano alla rifusione pochi pezzi (114) che finiscono in collezioni pubbliche e private.

  • 5 Lire in argento 1914 (scudo quadriga briosa). Incisore Davide Calandra, segno di Zecca R (Roma). La moneta, di indiscutibile bellezza (sul verso è incisa la figura allegorica dell’Italia su un carro trainato da 4 cavalli), fa parte di una serie (lire 5,2,1) ritenuta una delle migliori coniazioni della numismatica contemporanea. Lo scoppio della prima Guerra Mondiale l’ha resa rara e ricercata al giorno d’oggi. E’ infatti coniata solo nel 1914 in 272.515 esemplari, dei quali pochi escono fisicamente dalle officine della Regia Zecca.

  • 100 Lire in oro. Del tipo Aquila spiegata. Incisore Davide Speranza, segno di zecca R (Roma), sono coniate nel 1903 (molto rara) e nel 1905 (rara). Alcuni esemplari, a causa di una leggera differenza della lega metallica dell’oro, possono presentare un colore tendente al rosso. Vengono coniate complessivamente in 1.978 pezzi.

  • 50 Lire 50° Unità d’Italia, in oro, 1911. Parte di una serie (50 lire in oro, 5 e 2 lire in argento e 10 centesimi in bronzo) oggi conosciuta con la denominazione di Cinquantenario, coniata per commemorare il 50° anniversario della proclamazione del regno d’Italia. Modellista Domenico Trentacoste, incisore Luigi Giorgi, segno di zecca R (Roma), rappresenta nel verso due figure allegoriche sullo sfondo della prora di una nave da guerra e a sinistra un aratro infiorato. Coniata in 20.000 pezzi, è considerata moneta rara: ne circolarono infatti solo pochi esemplari essendo molto ricercata per le raccolte numismatiche. A volte erroneamente definita Italia marinara.

  • 50 Lire 50° Unità d’Italia, in oro, 1911, Prova. Prova della moneta realizzata nel 1911 da Domenico Trentacoste e Luigi Giorgi per la zecca di Roma (R) con lo stesso titolo. A destra in alto la scritta PROVA. Estremamente rara.

  • 50 Lire in oro, Italia Aratrice. Così denominata per l’allegoria dell’Italia come aratrice. Modellista Egidio Boninsegna, incisore Luigi Giorgi, segno di zecca R (Roma); la sua produzione inizia nel 1910, ma quasi tutti quegli esemplari sono rifusi a causa di una lieve differenza del titolo del metallo, e non ne è autorizzata l’emissione. Grazie a questo fatto, il conio del 1910 è considerato moneta conosciuta in pochissimi esemplari. Viene coniata poi negli anni 1912 (rara), e infine nel 1926-27 (esclusivamente per numismatici). I pezzi coniati nel 1912 sono 11.230, mentre tutte le monete da 50 lire coniate dal 1910 al 1927 sono complessivamente 13396, compresi i 2.096 pezzi del 1910 successivamente ritirati e rifusi.

 

Serie Italia su prora, donna su prora o Italia marinara. Serie comprendente monete da 1,2,5,10 centesimi. Il nome deriva dalla figura allegorica dell’Italia ritta sulla prora di una nave romana. Le definizioni  Italia su proraDonna su prora rappresentano una mera descrizione del tipo (il disegno originale che distingue la moneta), mentre la definizione Italia marinara definisce l’allegoria rappresentata.

  • 1 Centesimo Italia su prora (anche Donna su prora e Italia marinara). Moneta in bronzo, così definita per la figura allegorica dell’Italia ritta sulla prora di una nave romana, parte di una serie comprendente monete da 1, 2, 5, 10 centesimi. Modellista Pietro Canonica, incisore Luigi Giorgi, segno di zecca R (Roma) sulla prora, coniata dal 1908 (molto rara) al 1918; rara quella del 1911, abbastanza comuni le altre. Le monete da 1 centesimo di bronzo  del tipo Italia marinara sono coniate dal 1908 al 1918, complessivamente in  51.386.860 pezzi.

  • Due Centesimi Italia su prora (anche Donna su prora e Italia marinara). Moneta in bronzo, così definita per la figura allegorica dell’Italia ritta sulla prora di una nave romana, parte di una serie comprendente monete da 1, 2, 5, 10. Modellista Pietro Canonica, incisore Luigi Giorgi, segno di zecca R (Roma) sulla prora, coniata dal 1908 al 1917. Considerati rari i  millesimi 1908, 1910, 1912. I 2 centesimi in bronzo, del tipo  Italia marinara sono  coniati dal 1908 al 1917 complessivamente in 18.428.989 pezzi.

Umberto II° non emette monete, essendo rimasto in carica poco più di un mese, ma le prime monete della repubblica sono emesse per decreto regio: infatti le prove del 1946 (non collezionabili) sono emesse in seguito ai decreti 151 e 419 del 25 giugno e dell’8 maggio 1946, firmati da Umberto II°. La prima moneta da dieci lire della Repubblica Italiana è detta anche 10 lire Olivo, perché sul verso c’è un piccolo ramoscello d’olivo, sul dritto il cavallo alato; coniata in una lega chiamata Italma dal 1946 al 1950. Il primo pezzo di prova ha la scritta PROVA incisa in basso a destra nella facciata riportante l’olivo e la sua coniazione è del 1946: questo pezzo non è collezionabile. Nello stesso anno viene però messa in circolazione la 10 lire del 1946 normale, quindi senza la scritta PROVA. Il valore di questo pezzo varia secondo lo stato di conservazione.

Al 1946 risale una medaglia o forse un progetto di monetazione di Umbeto II°, realizzata presmibilmente in forma privata all’estero. Realizzata in metallo bianco, bronzo dorato, argento, oro e platino, reca sul dritto il profilo di Umberto II° e sul verso lo stemma sabaudo sormontato da un cimiero e la scritta Regno d’Italia 1946 tra nodi d’amore. Considerate molto rare quelle in argento e oro, rarissima quella in platino, rare le altre. (mb49)

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