Carl Fabergè (San Pietroburgo 1846 – Losanna 1920)

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la scatola riportata è appartenuta a Giovanni Borghi fondatore elettrodomestici Ignis,
nelle foto in coda foto dello stesso in compagnia dell’amico Giovanni Agnelli

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Peter Carl Fabergè (San Pietroburgo  1846 – Losanna 1920)

Era figlio di un gioielliere di origine francese che svolgeva, nell’Ottocento, una brillante attività d’orafo a San Pietroburgo, attività molto apprezzata dall’aristocrazia russa sempre attenta a tutto ciò che era straniero e in particolare francese.

Nel 1870 Carl assunse il controllo dell’impresa paterna e presto si specializzò nella creazione di ninnoli, abbandonando progressivamente il campo della gioielleria.

Gingilli di tutti i tipi e generi: dalle scatolette per cosmetici ai portasigari, dai “finti” vasetti in cristallo di rocca ai sigilli, dalle impugnature di fruste e frustini, alle statuette di animali esotici. Il successo fu presto decretato dalla grande aristocrazia e sostenuto infine dalla stessa famiglia imperiale.

Famose le preziosissime uova che i vari Romanov ( Lo Zar, la Zarina, Granduchi e granduchesse) si scambiavano in occasione delle festività.

Gli straordinari oggetti Fabergè, che sono ovviamente costruiti con metalli preziosi e pietre rare, sono però caratterizzati  da uno stupefacente cromatismo, dovuto soprattutto dall’uso degli smalti che, in numero altissimo, ricoprivano, a volte in più strati, sovrapposti, forme bizzarre, fantasiose, ma strutturalmente perfette.

Fabergè era inoltre un vero e proprio mago nell’invenzione di automatismi sorprendenti che destavano costantemente la meraviglia dei suoi aristocraticissimi clienti. Si tenga inoltre presente che il tutto era sempre contenuto in piccolissime dimensioni spesso veramente lillipuziane. Naturalmente, e di conseguenza, i tempi di lavorazione erano ovviamente lunghissimi. E a questo proposito si dice che l’imitazione della carrozza imperiale usata per l’incoronazione nel 1893, ebbe una gestazione di ben quindici mesi.

Fabergè fù presto noto anche all’estero, in modo particolare in Inghilterra, ove i cugini Hannover-Windsor ricevevano i singolarissimi doni dei Romanov. Doni ancor oggi esistenti e facenti parte dell’importante collezione Fabergè della Regina Elisabetta.

Sull’onda del successo il “nostro” artista – orafo – artigiano aprì filiali a Mosca, Odessa, Kiev e, infine, a Londra.

Bisogna però fare attenzione: Peter Carl Fabergè era il capo, peraltro veneratissimo, di una vera e propria azienda che, nei giorni di maggior fulgore, contò ben cinquecento persone, tutte altamente specializzate. Gli oggetti erano comunque controllati con estrema attenzione da Carl, che a volte, si avvaleva anche di disegnatori esterni come Benoit, lo scenografo dei famosi balletti russi.

La riconoscibilità dei ninnoli Fabergè dipende ovviamente da firme e marchi d’autore ma anche e soprattutto dall’incredibile qualità e preziosità degli oggetti stessi. Preziosità che, in fondo, è l’anima più vera di una congerie di stili che finiscono con l’oggettivare un mondo in tutto e per tutto, simpaticamente eclettico.

La Grande Guerra prima e l’avvento del Comunismo poi, posero fine all’epopea dello straordinario orafo. E quando le bande bolsceviche imposero a Carl Fabergè la chiusura dell’ultimo ufficio, egli chiese solo dieci minuti “per indossare cappotto e cappello”. Trasferitosi prima a Riga e poi, in esilio, a Losanna, quivi morì nel 1920.

 

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