Castello di Cereseto Il castello di Cereseto fu costruito tra il 1909 e il 1913 grazie a tre uomini: l’architetto francese Eugenio Viollet Le Duc, il finanziere Riccardo Gualino l’ingegnere casalese Vittorio Tornielli. Al suo interno sono state collezionate opere di primaria importanza, da Botticelli a Van Dyck per citarne alcuni. Conta 153 stanze, 6000 metri quadrati lordi di abitazione e 170.000 metri quadrati di parco.

BIOGRAFIE Eugenio Viollet Le Duc (1814 – 1879) influenzò notevolmente sia il secolo ‘800 che il secolo ‘900 per quanto riguarda i restauri degli edifici medioevali europei, in seguito, anche piemontesi. Per la costruzione del castello di Cereseto fu presa a modello la scuola francese del Viollet Le Duc secondo i canoni architettonici francesi, anche se in parte venne seguito lo stile degli architetti italiani Alfredo D’Andrade e Giuseppe Nigra. Riccardo Gualino nacque a Biella il 25 marzo 1879. Dal 1903 il Gualino iniziò a conoscere il Monferrato quando fondò a Casale Monferrato la ditta “Riccardo Gualino & C.” avente per fine l’industria e il commercio di legnami e cemento. Nel 1908 acquistò la residenza dei Ricci di Cereseto, sulla quale fu costruito l’attuale castello. Tra il 1908 e il 1914, il Gualino tagliò intere foreste nei Carpazi, poi in Russia acquistò 23.000 ettari di foresta e creò enormi stabilimenti. A Pietroburgo acquisto un vasto terreno ai margini della città, vicino al mare e vi fece costruire nuovi fabbricati lussuosissimi, facendo nascere “Nuova Pietroburgo” con un appoggio finanziario di 2.800.000 Sterline da parte della banca inglese Austin Chambelain. Nel primo semestre del 1914 però, era scoppiata la guerra e Gualino riuscì con la moglie a scappare appena in tempo. Tutti i suoi capitali in Russia erano perduti per sempre. Finita quindi la Prima Guerra Mondiale, egli organizzò dall’America il trasporto di carbone per il governo italiano; ebbe inoltre partecipazioni in banche francesi ed inglesi, nel Credito Italiano, in giornali, in aziende italiane. Fu anche vice presidente FIAT.

Vittorio Tornielli (1870-1963) fu scelto da Riccardo Gualino per la costruzione del meraviglioso castello. L’acquisto della dimora di proprietà dei Ricci avvenne nel 1908 e l’ingegnere seguì personalmente i lavori quasi a tempo pieno fra il 1909 e il 1913. Riccardo Gualino scrisse: “La prima grande opera che avevo in mente fu la costruzione del castello di Cereseto, alla quale mi dedicai più di dieci anni. Ne fu architetto Vittorio Tornelli. E’ un’opera monumentale, in stile piemontese-lombardo della fine del Quattrocento, che si riallaccia al gusto prima della guerra in voga nel Piemonte, nato dal Castello Medievale di Torino”

IL CASTELLO Riccardo Gualino decise di delegare Vittorio Tornielli non solo per la progettazione ed il realizzo dell’opera, ma gli diede il compito anche di provvedere alla ricerca di pezzi autentici per parte dell’arredamento delle numerose stanze. L’idea del Gualino era quella di avere una dimora grandiosa e dall’aspetto severo, ma che presentasse, appena varcata la soglia dell’ingresso, un cortile d’onore con eleganti porticati dipinti, decorazioni sui muri e finestre ornate con terracotta; il Tornielli si ispirò in parte, ma non per lo stile, al Castello d’Issogne (Aosta). L’ingegnere ricercò per tutta Italia i velluti, le ceramiche, alcuni mobili e molti quadri. L’interno del castello era formato da 156 stanze, nel parco vi erano grotte e tane artificiali, una voliera, un’enorme serra in vetro, una vigna che era chiamata “la colonnella”, dei laghi artificiali, le fontane, i ruscelli e i giochi d’acqua. Tra le opere raccolte molti dipinti di valore sono poi stati ceduti alla Galleria Sabauda, come il trittico di Andrea Giusto che arredava il salottino d’ingresso, la lunetta di Matteo da Gualco che faceva bella mostra nel salone del pianterreno oppure il ritratto di Sofonisba Anguissola di Van Dyck che abbelliva la seconda sala dello stesso piano. Il giorno dell’inaugurazione del castello, l’8 settembre 1912, i proprietari e gli amici erano vestiti con abiti quattrocenteschi così da formare un colpo d’occhio unico nella storia monferrina; pareva essere resuscitato l’ambiente medievale.

Tra le altre fonti e foto Mirko Carzino