Tortona “Le Cento Citta’ d’Italia”

ARTICOLO NON DISPONIBILE

BASILICA DI SANTA MARIA

LE CENTO CITTÀ D’ITALIA ILLUSTRATE
TORTONA
EROINA DEL PATRIO AMORE
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Fascicolo 281° CASA EDITRICE SONZOGNO – MILANO DELLA SOCIETÀ ANONIMA ALBERTO MATARELLI Prezzo Lire 1.

ANTICHITÀ CONSERVATE NEL MUSEO CIVICO
02A sinistra. In alto : Statua curiale. — In basso: Lapide di sepolcro trisomo della famiglia Latinia.— A destro. In alto : Frammento di un « Bacco giovane » ; Stemma medioevale della città (1426); testa, forse di Augusto, in marmo lunense. — In mezzo: Sarco? fago di Elio Sabino Ill sec.), monumento importantissimo. — In basso: Capitelli del I secolo.

LE CENTO CITTA D’ITALIA

Immagine TORTONA

EROINA DEL PATRIO AMORE

Tortona, qui sul colle ove altre volle
furori gli artieri tuoi d’orme maestri
in congegnare méingani e balestri
a far tremende le tue torri folte,
fu teco il Popol da le vite molte,
ruppe Italia da’ tuoi fronti galestri,…
intorno orror di forche e di capestri
e carogne ne’ tuoi fonti sepolte!
Or tutto è pace,… fulvidi bovetti
a punteggian d’oro l’uberi pendici,
ride April con benigno occhio cilestre.
Da aduste ciminiere e aerei tetti
il Lavoro saluta i tuoi felici
nuovi destini, o Genova terrestre!

Questo il poetico commento alla figura posta in frontispizio e le due espressioni d’arte, veramente gemelle, vogliono auspicare alla città, che l’Abba de­tifli santuario del patriottismo italiano », l’aurora della rinascita.
E prova di vita novella è già per se stessa l’am­pliata stazione ferroviaria tutta elettricità, con po­tente centrale, pensiline, sottopassaggi ed un insieme che ben mostra come qui si prepari un degno vesti­bolo alla grande Genova ed al primo porto mediter­raneo. Conferma l’impressione gradita il nuovo risto­rante, che, in omaggio alle direttive del Governo (e ben a proposito ove transitan più di cinquanta treni viaggiatori al giorno) valorizza, in una ricca Mostra, quanto di più squisito in vini, frutta, uve, latticini, salumi, dolci, pasticcerie offrono la Dertoninia ed il Monferrato, due regioni agricole fra le più progre­dite d’Italia.

 eroina del patrio amore

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I Tortonesi ricevuti dai Milanesi dopo l’eroica difesa della loro città». Quadro di A. Durini (Galleria Durini, Milano)

Uscendo nell’ampio piazzale colpiscono i richiami delle varie stazioni idrominerali ed alpine che fan corona alla città. Auto, a tariffa ridotta, portano con poca ed in breve alle Terme di Slice, alle acque della Maddalena (solfoiodurate) di Mongioco (sulfu­ree) di Sardiano (ferrolitio­magnesiache); ai ridenti capoluoghi montani di S. Seb a s t ian o , Garbagna , Varzi; alle stazioni alpine di Caldirola (alb. Raffo) e di Bruggi (Alb. Tamburelli) sulle falde dei Monti Gia­rolo (m. 1483) ed Ebro (m. 1701) a oltre 1000 m. sul mare.
LA CITTÀ ODIERNA
In attesa che la proget­tata arteria dell’ampio re­spiro di 18 m. porti rettili-linea al centro della città radiale verso piazza Ro­ma.., ecco, un triplice via­le di platani c’invita. La città è di fronte, addossata alla sua rupe di guerra; non cupole non torri, la legge del cannone grava ancora sulla Cattedrale massiccia.
Ma ai lati l’ orizzonte si allarga, una ghirlanda di vitifere colline tempe­stata di villini annuncia la bellezza incantevole di •anonami sconfinati e la ric­chezza d’un’agricoltura che non teme confronti.
Nel piano lungo le arterie che si irradiano verso Genova, Milano, Torino, Bologna, le prime afferma­zioni dell’industria sono arra di ben maggiori sviluppi, poichè ben poche piazze uguagliano Tortona per fe­lice ubicazione, per bontà di maestranze. Meritano cenno le Officine meccani­che e metallurgiche, con fonderia, specializzate per locomotive e materiale fer­roviario, lo Stabilimento Orsi per locomobili e mac­chine agricole, lo Stabili­mento Cigerza e Chiesa per costruzioni meccaniche, il Cotonificio Delle piane, la Fabbrica Esplosivi, Late­rizi, Cementi, ecc.
L’agricoltura, vanto e ric­chezza di Tortona, riceve saggi impulsi dalla Catte­dra Ambulante diretta dal Prof. De Polo e novera agronomi valenti primo dei quali il Conte di Passalac­qua Giuseppe Guazzone, il re del grano, alla testa di un grandioso commercio intercontinentale onde più di quaranta volte ha tra­versato l’Atlantico. Torto­na è la naturale piazza di rifornimento per Genova e il suo porto, ma l’attrez­zamento per questa sua vi­tale funzione alimentizia non vi è ancora completo per quanto abbia buoni ca­pisaldi in vari impianti co­me l’azienda Fratelli De­nari (salumificio, latticini, frigorifero) il Mulino Elet­trico Torriglia, le Cantine Ricci (vino tipo Reno, Val d’Ossona, Champagne Brayde richiesti oltralpe e oltreoceano). Inoltre, ali­mentato dalla rinomata ba­chicoltura tortonese, il Seti­. ficio Sironi, l’Azienda pro­duttori tabacchi, Distille­ria, Oleificio, Pastificio. — Tortona però, quasi vergo­gna il dirlo, manca di una Scuola Agricola, voto del Podestà Gr. Uff. Boragno..
La finanza locale pro­spera nei due istituti: Ban­ca popolare e Cassa di ri­sparmio che raccolgono un’ ingente somma di de­positi, avviata .a raggiunge­re i 100 milioni. Contribui­scono con rilevanti eroga­zioni al progresso della cit­tà secondo un programma di rinnovamento propugna­to in concordia dai due Presidenti Comm. F. Car­bone e Cav. M. Barenghi.
L’ assistenza dispone di un magnifico Ospedale, re­cente costruzione degli ar­chitetti Gardella e Mediai, fornito d’ogni ausilio mo­derno. Ricovero di mendi­cità, Orfanotrofio, Croce Verde e Poliambulanza.
L’ istruzione mancò di appoggio da parte dello Stato, per cui l’alta tradi­zione dello studio tortone-se risalente al secolo X (Conv. • di S. Marziano) e propagata sino al tardo Settecento nello studio ago­stiniano della Trinità (illu­strato da F. Antonio da
Tortona, dallo Scaglioso,
dallo Scarabelli e dal Vassalli Eancli, collaboratore -del Volta) appare oggi spezzata. Ammirevole è tut­tavia la reazione delle forze locali all’ingiusta trascu­ranza. Per esse Tortona vanta un civico Liceo scien­tifico, un Istituto tecnico completo annesso al Col­legio Dante, fondato da D. Orione. Rinomati istituti femminili; il Salesiano modernissimo in deliziosa po­stura collinare, il Vincenzino al centro della città, ambedue con scuola magistrale e corsi di perfezio­namento. Affollata la Civica Scuola d’arti e mestieri. Fiorente la Scuola di Musica. Gremita quella di canto corale diretta da Marziano Perosi. Ampia sede ha il Liceo vescovile con l’Osservatorio (Arch. V. Roma­gnolo). grandioso l’edificio delle civiche scuole de?
corato di monumenti a Carlo Giacomini e a Tito Carbone, l’uno di T. Poz­zi, l’altro di L. Bistolfi.

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IL COMANDO
MILITARE

La piazza di Tortona fu sempre retta da un Gene­rale, talvolta anche decora-Iato del Collare dell’An­nunziata. Ma l’aggregazio­ne del Piemonte alla Fran­cia portò la scapitazione di Tortona, piazza e posizio­ne per eccellenza .antifran­case. La brutta eredità la­sciata dall’invasore stranie­ro fu raccolta, senza rea­zione, dai passati Governi e solo negli ultimi tempi si restituì a Tortona parte del suo prestigio militare.
Vi fu stanziato nel 1884 un reggimento di fantenia, costruendo una caserma-modello fra le più grandio­se d’Italia (Arch. Gen. G. Rosati) dedicata all’eroe di Novara Generale Marche­se Passalacqua, ultimo del­la nobilissima casata torto­nese. Nel 1917 veniva crea­ta con i •Regg. 257-258 la Brigata Tortona e sul fron­te Carsico essa rinnovò la eroica virtù del Comune che, primo affermava il Donec de Italia exeat. Nel 1922 si restituì a Tortona un’alta funzione militare ,designandola sede del Ge­nerale comandante la Bri­gata Farli (43-44). Ma fu per breve poiché nel 1927 i Comandi di brigata veni­vano soppressi. Tuttavia nell’anno successivo le ve­niva restituita, stanziandovi il 40 Distretto Militare, quella funzione territoriale che, già assegnatale da Ro­ma, per ben diciotto secoli aveva esercitata’ con fulgi­da tradizione.
La Milizia volontaria vi ha il Comando della V Le­gione « Valle Scrivia ». La legione « Leoniero » acco­glie i Balilla, fieri nepoti di Folchetto.

LA POPOLAZIONE

La popolazione che è per la Diocesi (ex circondari di Tartona, Voghena, Novi con qualche variante) di circa 400.0(X) abitanti variò assai per il capoluogo. Sui 100.000 abitanti all’epoca romana, li superò forse nei bassi tempi per declinare poi sino al Mille. Nel secolo X si inizia una nuova ascesa che culmina nel­l’età più felice del Comune, cui si attribuirono 80.000 abitanti. Nel Quattrocento era ridotta alla metà ed un secolo fa toccò il massimo della decadenza. Ora è di circa 23.000 abitanti ed in aumento. Gente fiera, laboriosa, intelligentissima, ospitale. L’avversione allo straniero ed il sentimento nazionale ne sono un ca­rattere. Infesta ai Tedeschi nel medioevo, non lo fu meno ai Francesi e nel 1796 costrinse Bonaparte, dal Mincio, a ritornare al palazzo Garofoli per domare la rivolta dei montanari tortonesi. Anche nella breve in­vasione austriaca del maggio 1859, benché le autorità sconsigliassero reazioni, queste non mancarono e Ga­ribaldi citò Tortona in un suo Ordine ai Cacciatori delle Alpi.

LA STAZIONE

L’AVVENIRE

Il Fascismo comprende e risolleverà la gloriosa figlia di Roma.
Prefetti sdegnosi dell’iniqua tradizione rattazziana curano l’obliata montagna che si ravviva di strade. Si avranno : il ponte sul Po conteso da un secolo; la Di­rettissima Genova-Milano con i tronchi su Mortara e su Va­lenza; il raccordo Tor t on.a­Borgotaro connesso alla Tori­no-Roma per Lucca e Siena; il Lago Barbara, fra i mag­giori del mondo; l’annuale Mostra già auspicata dal Prin­cipe Umberto. Il Tempio vo­tivo ad onore dei diecimila fi­gli di S. Marziano caduti per la Vittoria, fu già iniziato alla presenza del Duca di Geno­va, impegno solenne innanzi al venerato Vescovo Monsi­gnor Grand.Uff. 5. P. Grassi, Principe di Cambiò.

LA CULTURA E LA
SOCIETÀ STORICA
La cultura ebbe per il pas­sato in Tortona le sue belle affermazioni nelle Accade­mie. Quella dei Politici che si vuol fondata sulla fine del Quattrocento dai poeti Luca , Valenziano, Matteo Bandello, Camilla Guidobono. Quella dei Rinnovati, nel Seicento, favorita dal Vescovo Arese; quella dei Rifioriti raccoltisi nel 1783 sempre sotto l’em­blema del toro.
Oggi l’Accademia vescovi­le Leone XIII.
L’Istituto Tortonese che amministra il Museo, la Bi­blioteca e l’Archivio storico. Ad esso collegata svolge la propria attività la Società Sto­rica della città e diocesi, che. pubblicò dal 1904 al 1917 il bollettino storico Julia Dario-ria con scritti di dotti italiani e stranieri e dei chiarissimi cittadini Soncino, Aldini, Ce-reti, Delle Piane, Legè, Lugano., Gatti, Garofoli, Pernigotti, Sanquirico.

Promosse i ricordi a Re Umberto, Passalacqua, Leardi, Carbone, Giacomini, Perosi. Restauri alla Torre — Corsi di coltura — Congresso storico — Bi­blioteche circolanti fondate in Castelnuovo e S. Se­bastiano — Cassa di Risparmio — Mostre regionali — Comunicazioni — Valorizzazione della montagna e delle fonti medicali. L’assetto della Civica biblio­teca con le sezioni : circolante, studi locali, bandel­liana. L’archivio storica per la raccolta e custodia di documenti pubblici e privati, fondi di famiglie estinte.
11 Museo di Guerra per i cimeli e le memorie dei Caduti e combattenti della città, della Diocesi e circo­scrizione del Distretto militare e V Legione Valle Scrivia.

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Annualmente bandisce premi per trattazioni d’eco­nomia, storia ed arte locale, per l’agricoltura e l’edi­lizia; gare di escursionismo; di sci, di fotografia.
Amministra fondazioni (vincolate alla Cassa di Ri­sparmio) ad onore di degni cittadini. Finora : Faustina Leardi, Felice Anfossi, Dott. Rinaldo
Fonda,, presso la Cassa di Risparmio, la Cassa di 5. Marziano per sovvenzioni senza interessi ai RR. Parroci per tutela del patrimonio artistico locale.

 L’ARTE

L’arte apre il secolo XIX col .Mensi di Pióvera, Tirsi Capitini di Castelnuovo, Giuseppe Savina di Tartona; ma un vero movimento pittorico non si ebbe che in questi ultimi decenni attorno a due ar­tisti primari quali Giuseppe Pellizza, pittore della luce e Cesare Saccaggi, pittore della grazia.
Sorprendente riuscì nella mostra del 1926 l’affer­mazione dell’arte tortonese con ben duecento dipinti dovuti, oltre che ai suddetti, a 13arabino, Boccalatte, C. Garófoli, Cavanna, Dassola, Fossati, Mina, Patri, Ronchetti, Sala, Silla, mancando Zampolini, Stringa e Vaccari, apprezzati in America.

LA MUSICA

La musica, passione vivissima dei Tortonesi (che fin dal IX secolo con spesa ingente facevan giungere da Costantinapoli uno dei macchinosi organi del tempo) dava fama nel Cinquecento a Francesca da Tortona chiamato da Andrea Doria alle sua villa di Fassolo pel ricevimento di Carlo V; a Isidaro da Tor­tona che nel Seicento musicava l’Andromeda del Cav. Bossi. E poi ancora ad Antonio Cagnoni di Go­diasco, autore di celebrate opere come il Don Buca­falo, Francesca da Rimini, ecc.; a Romualdo ,Marenco di Novi, compositore dei balli spettacolosi -Sieba, Amor, Excelsior; a Vittorio Butti, autore di Ornóniza, che ebbe venticinque chiamate alla Pergola nel ’27.
Ma tutto impallidisce al nome di Lorenzo Per-osi.
Lo ricorda una lapide sulla fiancata del Duomo. Lì presso un piccol marmo sopra una porta modesta av­verte: Questa casa è sacra al genio della musica… ed il genio della musica aleggia davvero su Tortona, è vivo nell’anima del suo ipopolo, balena nell’iride ai giovanetti meravigliosi, che dalla civica Scuola pas­sano al Conservatorio con una passione che li fa vit­toriosi d’ogni ostacolo e li accompagna poi in splen­dide carriere non solo in Italia, ma pel vasto mondo.
Deve essere infuso nel cielo, nell’atmosfera di Tor­tona qualche etere musicale, poichè questa divina fiamma dell’arte, che s’accende in esseri quasi ancor fanciulli e pur stupefacenti per la rapidità dell’intuito e la prontezza dell’esecuzione, ha del prodigioso.
Con tutto ciò Tortona non ha una scuola di musica proporzionata alla sua potenzialità artistica di cui lo stesso Per-osi non è clie un simbolo. Infatti il padre, il nonno, i collaterali furono e sono musici e maestri di razza; il fratello, Marziano, è autore, compositore vnlentissimo, direttore da non temer confronti coi più celebrati. Tortona ha intitolato al suo grande Lorenzo la dvica scuola di musica ed a tener alta la tradizione perosiana s’adopra pure il simpatico sodalizio degli Amici della Musica che coadiuvato dalla primaria casa di musica G. Riccardi, vanto di Torton,a, dà concerti sceltissimi che formano attrattiva anche per le città vicine.

DERTONINIA E “DERTONINA GENSS

Vedere una città è svago, comprenderla è studio. Tortona non è tutta in superficie. Profondissima negli evi, se non s’inquadra nel-suo ambiente biogeografico, se non la s’interpreta qual funzione del suo territorio, della sua topotesia, della sua gente riesce inesplicabile il contrasta fra lo splendore del suo passato e la scarsità dei monumenti superstiti, fra la potenza d’un giorno e la presente mediocrità, fra la scoraggiata apatia ancor diffusa e la fede con cui i migliori cit­tadini guardano oggi l’avvenire.

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Le provenienze dalla penisola che mettono al centro della Toscana; quelle marittime e costiere che con­vergono a Genova trovano sbarrata dall’Apennino la loro -prosecuzione verso nord. Due gli antichissimi varchi : la Porretta ed i Giovi. Da questi le due lon­gitudinali, procedendo verso la pianura incrociano la trasversale destropadana in due ‘punti omotetici, de­stinati a sede di due importanti città : Felsina e Dertona.
Ma mentre la prima ebbe, attraverso i tempi, svi­luppo assai regolare talchè la pianta di Bologna è tipo di graduale concrezione, per Dertona il processo inte­grativo fu nel medioevo più volte violentemente spez­zato talché l’icnografia tortonese rivela nella sua tor­mentata irregolarità le lacerazioni profonde e le ferite onde fu impedito il costituirsi allo sbocco del solco Poleevera-Scrivia di un grande centro gemello al bo­lognese.
E questo un fatto demografico scientificamente in­teressante, poichè ovunque la distribuzione dei centri urbani, la loro gravitazione, il loro equilibrio o si man­tennero o variaron di poco, mentre nella Dertoninia non solo si formaron città nuove ma la loro gerarchia fu profondamente sconvolta.
Ciò che invece rimase immutato e per molti aspetti in contrasto colla nuova fioritura urbana, determina­tasi per fatti volitivi o violenti, è il cantone, è il paese. è la Dertoninia.
È dessa che un tempo organicamente unita, pro­spera e considerata, oggi smembrata, senza nome La Cattedrale ed il palazzo vescovile.
cerca il suo perno, vuole la sua nobile tribuna onde aver voce dinanzi alla grande Italia e non può trovarla che in Tortona perchè. qui soltanto si potenziano i titoli del suo patrimonio morale, il suo mffiennare passato, il suo fulgido patriottismo.
Impressa come un sigillo nel versante padano del ligure Apennino fra i Giovi ed il Po, fra il contrafforte -del M. Antola e la bassura marenga; individuata geo­logicamente dal .classico assetto dei terreni terziari e dall’orlatura del Tortoniano, la Dertoninia costituisce una membratura a sè, un territorio di controllo e di dominio, ossia, strategico (di cui Tortona è la Gibilter­ra),.interposto alle quattro più importanti regioni d’Ita­lia, d’ognuna partecipe, con nessuna confondibile.
Limite e figura diede ad essa il suo fiume, la Scrivia, di cui rappresenta il bacino integrale o posglaciale che giungeva sin verso Stradella.
• Le più importanti vallate di questo bacino sboccano tutte sopra un ugual parallelo nei dintorni di Tortona ove la Scrivia, che nasce maschio al Mi. Prela sopra Torriglia, sbocca in aliena pianura per raggiungere il Po dopo circa 90 chilometri di Corso. Men difficili perciò i cammini che concorrendo, nei limiti di una tappa, al natural perno fecero di Tortona il focolare primo della:Dertonina Gens, l’arce della comunanza vetusta.
Gente dertonina ch’ebbe in questo suo patrimonio territoriale gli elementi causali d’ogni sua vicenda. Padrona d’un paese corso dalle più importanti comu­nicazioni d’Italia, per tal privilegio essa avrà una vita di lotte, vedrà la sua città assurgere alle alte investi­ture di Roma, la vedrà poi, nel disordine medioevale, assalita e distrutta, la vedrà colpita da tutti gli inva­sori d’Italia, la vedrà umiliata per suprema ingiustizia anche da chi la doveva sollevare.., possa a-isalutarla annobiIita per volontà del romano Restitutore.

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DERTONA COLONIA

I Romani son di ieri nella profondità delle italiche vi­cende e Tortona che Federico Sacco disse, per eccellenza, città della preistoria, benchè divenuta capoluogo di una gente ligure, non ebbe germe dai Liguri ma da navigatori, che risalendo dal Sùpero la Padania pei relitti del mare pIiocenico trovaron nello spe­rone biancheggiante del Savo la sede perfetta per un posto di penetrazione e di scambi. Certo vi eressero poi gli Itali un capitolo od un arca saxo fondata vetusto, se quando Virgilio, il più archeologo dei poeti, cantò dell’itala gente, Tortona si vantò Itala perchè la memoria dell’antichissima parentela non era perita. Ba­sterebbe poi la testimonianza di quella torre Tarquinia, te­nuta quasi palladio della città, per accertarla non estranea agli Etruschi, dimorativi for­se commisti a quei Dectulenne Artemidoro. Dei Liguri, sì, ma dei suoi propri liguri, che la tavola di Polcevera (637) nomina come confinanti coi Genuates ai Giovi, proprio come av?errebbe oggi se i confini del­la Diocesi non fossero stati in­taccati. E i due popoli fin da­gli albori della vita sociale fu­rono legati da comune interes­se poichè già allora converge­vano in Val di Scrivia, per proseguire verso la Zuena, commerci d’ambra, cera, mie­le, cacio, velli, cosicchè il co­stume si dirozzò qui più pre­sto assai che non fra i limi­trofi, generando nei Dectuni­nes e nei Genuates quella simpatia per i Romani che li portò a favorirne l’intervento e il patrocinio. E Tortona era già ben romana fin dal 606 se allora la Via Postumia la con­giunse a Piacenza e a Geno­va. Un vasto ager publicus doveva esservi a disposizione del Senato se sotto la pres­sione politica di Tiberio Grac­co vi fu dedotta fra il 631 ed il 636 la colonia civium roma­norum. Sangue di Roma e suo diritto, ricordiamolo. E non latinum nomen. La colonia clertonina più che al program­ma di bonifiche e di strade che si volgeva dai Romani nelr Emilia, fu connessa ad altri fatti. Primo alla necessità di costituire a tergo dell emporio genoate una piazza di rifornimento, come Aquce Sextice per Mlarsiglia.

monumentale tomba roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo alrurenia di provveder comunicazioni terrestri agl’impor­tanti domini che per via di mare i Romani già ave­vano acquistati in Gallia ed in lberia.
Ecco perciò irradiate da Dertona la Postumia su. Genova (che oggi s’innova colla direttissima)« la Fulvia (629) per Valenza ed Asti alla Gallia; r Emilia di Scautro. (645) su Acqui e Savona, donde alla Provenza ed alla Spagna. S’imperniavano ad un tal nodo stra­dale i più gelosi interessi dello Stato romano, onde la cura di mantenerlo in un paese sicuro, prospero ed amico e soprattutto militarmente accentrato alla nuova colonia. Conforme a quanto .erasi attuato in Gallia ed in ‘balia al sistema cantonale indigeno fu sostituito quello basato in tutto sulla città presidiata dalle forze romane. Il cantone dertonino fu territo­rialmente mantenuto, ma le sue tre faggie ((Dertonina,Iriense e Libarnense) furono strettamente subordinate al nuovo organismo coloniale la cui pertica si estese ai castri ed alle colonie complementari. L’ordine e la gerarchia furono militarmente fisse. Ma il fatto che pmtò Dertona al massimo splendore fu la deduzione della colonia Giulia e la conseguente primazia sulla /X Regio di Augusto.
Si costruirono allora con magnificenza i granai di Stato, le terme e di conseguenza il grandioso acque­dotto che studiato dall’Ing. Pugno conferma colle sue dimensioni, l’importanza della città romana. Essa mi­sura nel vano cm. 175 x 75 mentre quello di Acqui è di 110 x 60, il Claudio in Roma 112 x 90 e quello di Libarna 95 x 40. Nulla sappiamo di Iria, che è del tutto scomparsa.
Dei monumentali sepolcri che fiancheggiavano le vie consolari rimangono grandi ruderi verso la Capi­tania, al Groppo, al Mulino nuovo e presso S. Matteo. Ma il più suggestivo segno qui attestante il genio di Roma è da vedersi nelle traccie della centuriazione coloniale.

BASILICA DI SANTA MARIA

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IL MUSEO ROMANO

Fondando il Museo civico mi lusingai comporre per la Gen­te Dertonina il libro della sua gloriosa unità. L’idea di tra­sformarlo in Museo di Stato pel distretto archeologico della Co­lonia Giulia (Dertona, Iria, Li­barna, Clas.tidium, Camilloma­gus) fu propugnata dall’ illu­stre Schiaparelli ed apprezzata dal Ministero. Confidiamo pos­sa divenir realtà!
Nel salone al centro, il mae­stoso Sarcofago di Elio Sabino (età di Gallieno), fra i più belli che si conoscano. Porta iscri­zioni latine e greche e ricca de­corazione a bassorilievi raffigu­ranti Castore e Polluce, la Ca­duta di Fetonte, Giochi infan­tili, Il buon pastore. t impor­tantissimo qual monumento cri­stiano precostantiniano e sta a solenne testimonianza del culto di S. Marziano e dell’antichità subapostolica della Chiesa tortonese.
Intorno, grandi lapidi funerarie dei Latinj, Corninj, Arruntj, Vettj, Vassidj, Petronj ecc. Su tronchi di co­lonne, capitelli corinzi, in marmo, di squisita fattura e d’età augustea provenienti dal Savo. Di fronte, tra­beazione a cliglifi e rosoni, d’età repubblicana, mo­dellata sul tipo del sarcofago di Scipione Barbato.12

 

il magnifico ospedale
Bacco giovane — frammento.
Testa in marmo di statua del I secolo (Augusto?).
Frammento di sontuoso pavimento a mosaico stu­diato dall’Albizzati. Esiste intero nel sottosuolo e l’estrazione non costerebbe la metà del suo valore.
Statua di curiale romano posta sovra base mar­morea inscritta ma non sua; importantissima in quanto attesta le benemerenze del tortonese C. Metilio pa­trono del Foro Iriense (Voghera).
Idoletti, crinali, fibule, armille, lacrimari, lucerne,
monete, medaglie, tintinnabuli, pesi, urne, molini a
mano, figuline, taveIloni, laterizi diversi con impronte.
Complemento della visita al
Museo è una gita a Libarna, la città clertonin,a scomparsa nel sec. V. Resti interessanti del Teatro, dell’Arena, della Basi­lica, del Foro. Bastano due ore; auto alla Stazione.

LA CHIESA
DI S. MARZIANO

L’ importanza assunta da
Tortona come città iprimaziale della IX Regio, la sua attività come centro di transiti e di commerci, la sua funzione di lontana janua Rorrux per tutte le provenienze dal mondo sud-occidentale (dato che la via da Genova a Luni non fu frequen­tata, nè potè mai lontanamente competere con l’Emilia, vera regina ciarum del settentrione)

o sviluppo degl’interessi roma­ni nella Gallia meridionale, la annessione dello Stato greco di Marsiglia, e i più frequenti con­tatti col mondo orientale che per tale via ebbe Tortona (ove la Sc.aura oggi ancora si chiama cli (Massaia), lo sviluppo in loco d’una ricca comunità giudaica, furono gli elementi che dove-van favorire l’affermarsi del pri­mitivo cristianesimo in Tortona.
i s’incontrarono due correnti diffonditrici della buona novel­la, l’una da Roma, l’altra dal basso Rodano, talchè vi sareb­be da stupire se il Cristianesi­mo qui non si fosse manifesta­to prestissimo e non vi avesse avuta un’affermazione vigoro­sa, non come conversione di masse ma come diffusione spo­radica in tutte le classi sociali.

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S. Marziano (75-122) è il primo vescovo di Tortona. Tutta la IX Regio è piena del suo nome. Dove fu decapitato sorge ora un sacello. Dove fu sepolto da S. Secondo d’Asti, in area privata forse della gente Elia, si costituì un cimitero. Qui il sacro caput cui si imperniò la tradizione della Chiesa tortonese non estinta mai sino all’editto di Costantino (313).
Vescovi di grande attività sono ovunque segnalati a quest’epoca. Tortona ha Innocenzo Quinzio di gran famiglia, ricchissimo e di straordinario zelo. Egli ri­pone in onore la tomba ai S. Marziano e vi erige sopra una chiesetta. Altre tombe eran presso quella di S. Marziano e le lascia, ma, nel 1599, facendosi scavo presso gli avanzi ai quella chiesa (presso il Gaz) escono in luce le lapidi criptocristiane ora nel Museo,esce in luce il sarcofago di Elio Sabino coi magni­fici bassorilievi simbolici (scarpellato l’unico men con­veniente) con l’iscrizione analoga a tante altre cristia­ne edite dal De Rossi, con motti greci come eran greci parecchi riti dertonini.
Questo monumento d’immenso valore ci rivela co­me la primitiva comunità cristiana tortonese fosse saldamente poggiata a famiglie potentissime di cui talune protette da salvaguardia sperare restituzione se prevalgà un più illuminato e generoso sentire.
Del Vescovo S. Innocenzo Quinzio in• poi la Chiesa di S. Marziano ebbe continuità ma non regolare svol­gimento, poichè se l’ascesa di Tortone non fosse stata troncata con le più efferate violenze, la sua Chiesa avrebbe certo conseguito dignità arcivesco­vile. Invece nel secolo XIV fu privata del palio che usava ab immemorabili, confermatole dopo le prove affrontate nella lotta contro i Saraceni; fu decurtata in ogni senso dal sorger di diocesi limitrofe e da al­tre cause politiche e guerresche. Dopo breve sop­pressione imposta dallo straniero (1805-17) riacquistò la zona orientale perduta sotto Teodosio, ma lasciò terre importanti fra cui il Bosco patria di S. Pio V (nato però ai sette Olmi presso Tortona). Alla memo­ria del Papa di Lèpanto, gloria della diocesi torto­nese e tanto venerata dal regnante Pontefice Pio XI, deve Tortona quella partiColare benignità che il Papa sapientissimo trasfuse nelle scultorie parole dirette ai pellegrini della Diocesi :’Figli di S .Marziano, ci è caro salutare in voi Tor­tona, l’antica, la generosa, la forte!

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STABILIMENTO ORSI PER MACHINE AGRICOLE
La Società Storica si propone farle incidere sul fronte della Cattedrale che splende oggi nella luce di nomi venerandi : l’Eminentissimo Carlo Perosi Car­dinale di Sant’Eustachio, Prefetto della C. Conciato­riale; l’apostolo dell’Eritrea Padre Michele da Car­bonara; il fondatore dell’opera della Divina Provvi­denza D. Orione, novello D. Bosco; l’illustre Maestro del Pontificio Istituto Biblico P. Alberto Vaccari.
IL COMUNE
Coi Longobardi insediati in Pavia progredì lo smem­bramento della Dertoninia romana e parte ne cadde sotto l’influenza della capitale barbarica.
Nel periodo carolingio in cui si intreccia’ n qui visite di pontefici, incoronazioni e prigionie d’imperatrici ad incursioni d’Ungheri, di Saraceni ed a gesta di pa­ladini appare la viguerie del Vescovo (Voghera) esule dalla sua sede divenuta l’Alba Spetia dei Mori.
Ma cogli Ottoni Tortona diviene un corpus sepa­raturn e sotto l’egida episcopale sorge il Comune cui la Diocesi è natural campo ‘di patronato.
Dopo il Mille s’effonde uno spirito nuovo. Il Califfo conce­de ai Cristiani un quartiere in Gerusalemme. I contatti con tutte le sponde mediterranee si intensificano. S’iniziano le Cro­ciate; squadre di tortotnesi vol­gono ai luoghi santi e Leoniero ne personifica le gesta. I tro­vadori vengono agli ospitali ca­stelli tartonesi, ove sospiran le dolci rime di Alberto Malaspi­na. Mia l’ assetto feudale era l’antitesi delle nuove esigenze commerciali. Torto-na inizia la opera di liberazione. Le con­sorterie son tolte di mezzo, i castellani costretti all’abitati­co diventano i milítes. Per un carro di merci che da Tortona vada a Genova si sa ora do­versi 12 danari e basta!
Voghera, Novi, Castelnuovo, Viguzzolo. Pontecurone, par­tecipano alla vita tortonese. Uno spirito di fratellanza, che si affermerà poi negli Statuti, corre tutta la Dertoninia ed è per questo che Tortona sola,. ammonita da spaventosi eccidi,. osa sorgere e snudare la spada_ contro il lurco appaltatore
vendette, sfruttatore di discor­die intestine. Donec de Italia exeat.
L’EPICO ASSEDIO
Con la sfida dell’imperatore tedesco Tortona attinge i f asti­gi della Storia.
E una vampata ma ne ros­saggiano le torri di tutte le cen­to città; è un baleno ma esso. illumina le alte mete verso cui la nazione ascende.
Pro tribus donis similis Ter­dona leonis.
Al principio del sec. XII ferveano fra noi forze uni­ficatrici. Milano, coll’aiuto di Genova e di Pisa, ave­va espugnato Coma dopo una lotta decenne. Altre superbe cervici dovevano piegare. Era una coalizione potente capace di determinare oasi straordinari in tutta Italia e far dell’Alpi in breve una barriera in­sormontabile.
Ma l’Italia, colle discordie perenni delle sue ric­che città, era la vigna dei Tedeschi, era la risorsa dei suoi imperatori squattrinati e la base necessari& al prestigio della sacra corona.
Federico appena eletto fu pressato a calare in Ita­lia. Urgeva impedire che la triplice italica si conso­lidasse e che Milano attuasse un programma di libe­razione nazionale. Occorreva colpire Milano.
Scesa in Italia si accorse che non ne aveva 1e forze. La città vastissima, appoggiata da alleati si­curi, sarebbe stata la sua trappola. Era necessaria una larga preparazione ed egli iniziò la marcia di accerchiamento. Ebbe con sè i Novaresi, i Vercel­lesi. Passò il Po. a Testona e qui gli si cambiò il vento. Chie-ri gli negò omaggio. Egli ne fece unrogo. Asti gli chiuse le porte. Egli la rovinò e le suscitò con­tro la città che, per la Lega, di­venne poi Alessandria.
le officine metallurgiche
Tali feroci vendette doveva­no atterrire Tortona. Qui sbagliò. Tortona tenne. Per­chè ?… Perchà la Tortona v’era la concordia!
Perchè Tortona era col suo vescovo e con Roma; perché patrizi e popolo, artieri e mon­tanari, furono tutti d’.un cuore. Persino Opizzon Malaspina, marchese nella marca oberten­ga, era con Tortona.
Ora tutto il resto è cronaca, ma la morale è qui. Un piccolo
popolo solo, abbandonato da
tutti, ma concorde, sfida l’im?
peratore straniero e sostiene
per oltre due mesi (12 febbraio-16 aprile 1155) una lotta immane cui pon fine non la forza, ma l’inganno.
L’assedio militarmente falli al 13arbarossa. Per la causa italiana fu un successo poichè diè tempo a Milano ed a Genova di fortificarsi. Per finirla coi Tortonesi ‘Federico applicò il consiglio di Fotino. Finse di trattar la pace e quando i combattenti si presentarono per consacrarla solennemente li fece imprigionare, approfittandone per invadere la città estorcendo poi anche danaro (lo dice il Caffaro) ai disgraziati presi a tradimento.
L’incoronazione trionfale che egli si regalò tosto in Pavia, dice come sentisse d’averla scampata per miracolo. i Tortonesi non falliron di molto. L’eser­cito di Federico a tipo feudale, già raccolto da tem­po, provato da un inverno aspro, si manteneva a fatica. L’avvelenamento dell’acqua e l’inganno vile decisero di tutto.
Letterati e artisti sempre attinsero alla storia di TOT-tana e a questo episodio gloriosissimo : Niccolini, Pellico, Tommaseo, Cercano, arese, Carducci, Ga-stateli, Giulini, Aixenti, Pogliaghi, Edel ecc.
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La condotta di Federico dopo l’assedio è d, chi ab­bia riportato una vittoria di Pirto. Le perdite furon certo considerevoli se due principi di gran sangue, Cadolo ai Baviera e Giovanni di Sassonia, vi lascia­rono la vita.
Tenne a segno i Pavesi. Voleva anzi ricostruire la città ghibellina a Pontecurone. Ma poi la lasciò ricostruire dove .era e potè così, dopo- pochi anni, spillar altra forte somma agli implacabili Pavesi, per autorizzarli a rovinarla una seconda volta come fecero nel 1163 con esecrando furpre.
Eppure Tortona si riebbe ancora ed al principio del secolo XIII era fra i più potenti Comuni lombardi. È una vitalità che ha del portentoso.
Ma ormai sarebbe stato pazzesco sottoporla ad altre
prove. La Lega, inquinata da aderenze malfide, era
stata incerta e tarda nel soccorrere Alessandria frater?
namente aiutata da Tortona. ‘Federico s’aggirava po?
tente attorno al suo perno, Pavia. A lui s’erano strette
Genova ed Asti. Una terza distruzione di Tortona era
alle viste. L’accordo del 1176 tolse che la già meditata
infamia si compisse ma non impedì che spade tor?
tonesi balenassero a Legnano.
Tortona ebbe le libertà cui mirava e più per accordi che per guerre ricompose il suo do­minio. « Anche cui rebelli de­termino rno volerli cum ogni, modestia reduerli a la obeclien­tia ». L frase che dice tutto! Non conquista, ma patrocinio : Tortona aveva ormai mostrato agli Italiani, persin con lo slan­cio eroico delle sue donne, con­tro chi fosse santa e gloriosa la guerro.1
Ma ormai per essa il gioco , politico si fa assai serrato. Non è più Pavia soltanto che occor­re fronteggiare. Genova, cre­sciuta, arricchita, toglie a TOT-tona il primato ligure. Nel 1122 passa il Giogo e con la presa di Fiaccone e Voltaggio intacca il tortonese. Nel 1248 a spossessar Tortona l’aiuterà un suo Papa.
Alessandria sorta in territorio tortonese, da genti Dertonine, divien presto -un’Antitortona. Dominate da Pavia e da Genova, ad osteggiare l’antica madre sorgon le città di Voghera •e di Novi. Tortona fu serrata da un brocco che, pur troppo, ancor dura.
libarna resti del teatro
ARTE E MONUMENTI MEDIEVALI

Dopo la pace di Costanza (1187) che segna il trionfo delle libertà comunali, è ovunque un fervor di co­struzioni. A Tortona sorge il nuovo palazzo del Co­-mune a Porta del Pozzale, che doveva esser gran. dioso, se quando fu demolito per le fortificazioni (1653) lo si segnalò come il più vasto dello Stato.
Unico avanzo ne è oggi il Cisternone. 11 vecchio palazzo, sul Ronchetto, fu trasformato in zecca, bat­tendosi moneta d’argento sulla base del soldo impe­riale di 12 danari in grossi (4 d.) mezzani e quartini.
11 Civico Museo possiede una bella (raccolta di tali monete, mentre manca delle monete vescovili, limi­tate per altro al sola scudo d’argento coniato dal vescovo Settals come marchio Alberiae.
Si lavora nel XII e XIII secolo alla badia di Rivelta (monumento nazionale), connessa all’azione di S. Ber­nardo ed esibente oggi ancora (pur nel deplorevole abbandono in cui è tenuta) uno degli esempi più in­teressanti di grande azienda agricola cistercense, con chiesa archiacuta a tre navi coperta dagli affreschi della scuola tortonese; chiostro, sala capitolare d’in­flusso francese, ecc.
Si alzano torri, si aprono ospedali. Si lavora alla antichissima basilica di S. Maria dei Canali (unico edificio che almeno nell’impiego di taluni materiali si colleghi all’età innocenziana) dotandola di brutte volte a crociera in contrasto col suo organismo di ba­silica twiabsidale a travicelli, forma che dovrebbe es­serle restituita anche per ragioni d’incolumità. Sorge il Convento eli S. Francesco e la chiesa a tre navi della Trinità di cui restan vestigia con motivi tre­centeschi. Apron le loro case gli Umiliati (in pietoso abbandono, interessanti resti con affreschi nel cor­tile del Municipio) alla cui azione va connessa l’in­dustria tortanese dei pannilani, col guaiti°, risorsa economica del Comune medievale.
Cimelio dell’età comunale nel Civico Museo, l’arca del 1210 scolpita in blocco marmoreo romano. Pro- viene dalla distrutta (cosa non si è distrutto a Tortona?) mo­numentale chiesa di Santo Stefano ed è tipo della na­scente scultura lombarda.
Parve attribuibile ai Da Bis-sono, ma c’è pur ragione di ritenerla d’artista locale, co­me era quell’Alberto che scol­piva nel 1183 la. lunetta di Castelnuovo. Ciò t an to più che nel sec. XIII abbiamo pit­tori tortonesi come Gualterio ed Opizzino, magistri cui for­se appartiene la tavola con la Vergine in fondo d’oro a San Matteo, già ritenuta di scuola senese.
Da questi artisti ignorati si svolse con continuità la tradi­zione artistica tortonese che, pur tralasciando Marziano da Todona (miniatore) vigoreg­giù nella bottega dei Rasili°, dei quali conosciamo i fra­telli ,Manfredita 1496) e Gabriele, e più tardi un Fran­ceschino, autori di innumerevoli affreschi che ancor si ammirano in Tortona (S. MI. Canali-Annunciata) in Rivalta, Pontecurone, S. Alberto di Butrio, Pievi di Novi e di Volpedo, ecc, e di tavole a Cavi (ora al­l’Accademia ligustica) a Carbonara ecc.
torre del ex forte s vittorio
Né la bottega dei Basilio era la sola. Il magnifico polittico Né la bottega dei Basilio era la sola. Il magnifico polittico dell’Ospedale di Vigevano (1505) attesta la attività e la rinomanza di Giovanni Quirico, anch’esso fedele a quel tradizionalismo lombardo di cui, nel campo della scultura, conserva Volpedo un saggio nella lapide di Parino da Tortone con bassorilievi di lacopino da. Tra-date (1426). Né van scordati i maestri di tarsia Andrea ed Anselmo Fornari, Mi­chele Pantaleoni, operanti a Genova e Savona.
Anche in Tortona si affermò il rinnovamento vin-ciano e lo mostrano le opere di Alessandro Berri (1550) in S. M. Canali (La nascita) ed in Castelnuovo (La Cena). Chiude il Cinquecento Scipione Crispi di cui si trova nel Museo una grande tela (1592) pur troppo guasta.
la direttissima genova tortona milano
I VISCONTI SFORZA

Lo sviluppo commerciale così splendidamente af­fermatosi nei Comuni italiani era pur troppo alla mercè delle fazioni. Intrinseci ed Atrinseci paralizza­vano con le loro lotte la vita di Tortona che dopo aver ondeggiato fra il Pallavicino e lo Scotto, Guglielmo di Monferrato, la Chiesa, i Torriani entrò in fine nel­l’orbita di Milano con Luchino Visconti (1343).
La vita cittadina perde il suo contenuto politico e prende rilievo solo da fatti staccati come nozze co­spicue, passaggi di grandi ma più spesso ahimè, da incursioni, saccheggi ed altri episodi del genere. Fra i casi lieti son le nozze avvenute in .Tortone nel gen­naio 1489, con spettacoloso apparato, fra Galeazzo Visconti ed Isabella d’Aragona. Richiamano l’epoca i bei tondi del Rinascimento, ora nel Civico Museo, con lo stemma dei Botta ed altri a medaglione; come pure la casa archiacuta di Corso Leoniero, altra in via Pinta e preziose altre architetture in Sale, Ca­stelnuovo, Pontecurone.
Fra i casi più tristi ricorderò il feroce saccheggio dato alla città dalle bande ausiliarie francesi di Ivo d’Allègre nel 1500. Quale prezioso patrimonio andò involato o distrutto! E però non possiamo più mo­strare il sontuoso palio in tessuto d’oro che l’Im­peratore Massimiliano offriva con sessanta ducati al­l’altare di S. Apollonia, dopo aver ascoltata la messa nella Cattedrale antica (1496). Egli si era fermato ap­posta a Tortona per compiere alla basilica veneranda la visita che una moltitudine di fedeli d’ogni paese aveva nei secoli compiuta.
I pellegrini che dall’occidente andavano a Roma, ricalcando le vie di Roma avevano da Tortona la prima visione specificamente italica. Folta di torri, ammantellata di macigno, essa splendeva sulla lumi­nosità delle aurore e dei tramonti, pari a una città di fuoco sui limiti d’un regno sacro. Come a Fiesole, a Cortona, ad Assisi, a Spalato, a Perugia, a Todi, a Siena, ad Arezzo, ad Orvieto, come a tutte le m­ei anguste dell’antica razza imperiosa, alzava Io sguar­do chi la salutava. Chi voleva visitarla si incammi­nava dai borghi su per le cordonate dai gradini len­ti, riposava ai ripiani di cotto e di sarizzo… dalla i o-manica Canale, dopo aver sorseggiato l’acqua fre­sca della fontana marmorea e bellissima; per la ram­pa di S. Domenico (ma perché non restaurarla?) o da Loreto vignolesco su per Santa Maria Bambina, o da S. Martino archiacuto per l’altura solitaria di Sant’Eufernia.., su col ritmo sommesso d’una lauda, su fino alla Cattedrale miracolosa ove eran « infinite, pretiose reliquie ci cuorpi venerati di Santi ».
Là giunto non vedeva attorno che monti poichè anche l’immensa pianura era umiliata dalla maestà delle Alpi.

LA FORTEZZA E LA CATTEDRALE

Col costituirsi delle signorie e poi dei vari Stati re­gionali prevale qui il fatto militare e tutto si imper­nia nella fortezza. Dopo progetti che risalgono a Lo­dovico il Moro e cui forse non fu estraneo Leonardo, consolidato il dominio di Carlo V si venne circa il 1550 alla trasformazione del castello a caditoje in cittadella bastionata per artiglierie opera di ampio sviluppo che spazzò dal Savo una buona metà della città alta.
Fu allora adottata la combinazione dei due ele­menti che costituirono poi sempre l’organismo della cittadella ossia la ridotta rettangolare superiore e l’opera a corona sottostante; il forte alto ed il forte basso. La Cattedrale innocenziana fu espropriata e chiusa. La nuova, plagiata dai freddi moduli vitruviani diffusi allora dal Vignola, fu tuttavia una delle mag­giori costruzioni lombarde del tardo Cinquecento (1574-83). Pio V vi interessò forse il suo Dafnti da Perugia e gli artisti della sua Santa Croce. Certo se ne occupò il Pellegrino Tibaldi, ma nel complesso l’edificio sembra opera dei matematici delle forti­ficazioni. Il Bruno ne rivestì la facciata ispirandosi al­l’eccellente modello del Clementi per il Duomo dì Reggio Emilia, ma gli scarsi mezzi non gli permi­sero nè vigor di rilievi, nè gioco d’ombre portate co­sicchè l’opera appare inespressiva e piatta, pur es­sendo facile l’ arrobustirla. L’ esterno ed il campa­nile rimangono da portare a finimento. L’interno, pur con alquanta pesantezza, non è privo di maestà ed ha opere di pittura e scoltura pregevoli, un sontuogo altar maggiore già nel S. Tomaso di Pavia; tutto però del XVII e XVIII secolo. Più recente l’organo del Serassi di Bergamo, sacro alla gloria del Cigno di Tortona. Egli vi impennò l’ala di quel suo canto im­menso che doveva salire alle cupole di S. M

scrivia a monte di tortona
LA REGINA CRISTIERNA E S. M. ‘DI LORETO

Cristiania (1521-90) figlia di Cristiano re ai Dani­marca e di Isabella sorella di Carlo V, sposando in prime nozze il Duca di Milano Francesco Sforza ebbe a garanzia della propria dote il possesso di Tortona ove ella teneva un magistrato. Solo nei suoi tardi anni pensò di stabilirvisi nel segreto intento di otte­nerla ereditaria.
Promosse lo studio tortonese e lo dotò di biblio­teca; eresse chiesa e convento di S. Caterina. Si in­teressò alla vita del Comune, procurò la pace con Ravenna, fece ricercar documenti, donò reliquie, ar­redi, arazzi. Partecipò con pompa all’inaugurazione della Cattedrale. Ornò S. M. di Loreto che era la chiesa della sua devozione e del suo voto, la chiesa dove certamente ella pregò avendo a fianco la mar­chesa Menta Gonzaga di Castiglione ed il suo figlio (S. Luigi) venuti a visitarla nella primavera del 1580
La chiesa di Santa Maria di Loreto serba qualche traccia di restauri dell’epoca, ma priva del suo mi­gliore ornamento ch’era la cupola attende che un’ani­ma generosa, devota della Vergine, la ridoni al pri­stino splendore. Una basilica con tali ricordi nello stato odierno fa pena!
GUERRE ED ASSEDI
Col Seicento bisogna immaginare Tortone come posta sul dosso d’un vulcano. Per due secoli si suc­cedono a tratti crisi terribili. Nè v’è tempo di ripa­rare ai disastri dell’una che l’altra sopraggiunge. La pura cronaca è pér se stessa eloquentissima.
1609. Il 9 settembre, fulminata, scoppia in Castello le Santabarbara. 500 barili di polvere. Una catastrofe enorme. I massi volano a colpin- disgraziati a tre mi­glia dal forte. Scompare la Cattedrale, S. Giorgio; rovinano S. Maria Bambina, S. Domenico, S. Gio­vanni in piscina, S. Andrea, S. Nicola°, il Collegio dei Gesuiti, il palazzo Della Chiesa, il Pretorio, ecc.
I ruderi duravano ancora quando sopraggiunge il turbine del
1642-43. Guerra per la successione di Piemonte; due mesi d’assedio seguiti da quattro di blocco a parti invertite. N’esce l’effimero Principato di l’or-tona per Tomaso di Savoia. Precipitano le cupole di Loreto e S. Bernardino.
1706-34. Guerre per la successione di Spagna e Polonia. Due assedi. Il Principe Eugenio prende Tor­tona cogli Austriaci. Poi la espugna, con l’aiuto dei Francesi, Re Carlo Em.
1745-46. Guerra per la successione d’Austria. Un assedio, poi tre mesi di bloc­co a parti invertite. Tortona passa a Casa Savoia e trova in Vittorio Amedeo III un Te che ne comprende il valore. Egli venne in persona il 7 giugno 1773 a porre la prima pietra dell’imponente fortezza, ca­polavoro del Generale Conte Bernardino Pinto di Bianzè.
1796. Bonaparte occupa il Forte di S. Vittorio per il trat­tato di Cherasco e vi trova i bei cento cannoni che gli per­metteranno le nuove con­quiste.
1799. Reazione Austro-Rus­sa che finisce d’imperniarsi su Tortona col lungo assedio di quasi quattro mesi, mentre Macdonald è battuto alla Trebbia e Moreau, che spe­ra liberare Tortona, è scon­fitto a Novi.
18 O 0. Riscossa francese, che pure s’abbatte su Torto­na., dove il Primo Console pa­ne il quartier generale (Tor­re Garófoli) per la battaglia che ebbe prima nome di Tortona e Napoleone bat­tezzò di Marengo.
Iniziate le trattative di pace, il timore di dover re­stituire Tortona al Re di Sardegna decide della di­struzione del superbo suo forte : di cui ci è pur rima­sta un’immagine nel prezioso acquarello del Bagetti donata al 11Vhuseo dalla famiglia Brezzi. Scomparve così nel 1801 l’opera mirabile cui avevan lavozato gli ingegneri Berretta, Varesio, Prestino, Casnedi, Ri­naldi, Campione, Bertola, Pinto. Chasseloup. Fu l’an­nientamento della città poichè mancato l’alto Co­mando militare, fu tolto il Tribunale, soppressa la Diocesi e Tortona, che nella mente del suo Re era -destinata a capoluogo di un dipartimento vasto come la Diocesi, fu ridotta al nulla.
L’invasore straniero non la colpì tuttavia nel terri­torio. Questa ingiustizia doveva compierla un ministro che ne fece la Cenerentola dai 5 voti in una provincia per natura estranea alle sue più vive aspirazioni.
Tortona, can la raccolta napoleonica nel Civico Museo, onora il grande che, dando all’Italia un eser­cito, pose le fondamenta vere della libertà e indipen­denza della Patria.
,-..ualche cosa di tortonese aveva, del resto, anche Napoleone la cui balia era di Basaluzzo, la cui co­rona fu assicurata dai barcaioli tortonesi che raccolti da D. Guazzone traghettarono le truppe di Desaix traversa la Scrivia in piena. Circostanza che fu de­cisiva per la vittoria del 14 giugno 1800.
ponte della direttissima sulla scrivia di tortona
NELL’ ITALICA EPOPEA

A Marengo non v’era la legione italica, essa però poco .dopo calcava la via di Trento ed espugnava quella città che soltanto la grande guerra doveva dare al­l’Italia. E così nacque e si rafforzò quella fede che già nel 1514 s’affermava nella congiura militare contro l’Austria. Ne fu l’anima un. tortonese, Giovanni Sovera, e nelle carceri di Kufstein scon­tò il suo ardore.
Successe il generoso tenta­tivo del 1821 ed un altro tor­tonese, il capitano Luigi G. Cavalchin.i, del nobil ramo della Cavigiola, lo scontò nel forte di Fenestrelle.
E giunse il ’48 fatidico.
%lana insorge e i tortone-si volontari accorrono. Ad essi il Governo provvisorio affida l’esecrato Bolza, con splendida attestazione che leggesi nel Mused.
11 Generale ‘Mlarchese Pas­salacqua è inviato dal Re a Milano per portarvi incitamento ed assi­curazioni di soccor­so. Domenica Carbo­ne, che coi suoi canti animosi aveva affret­tato la riscossa, mar­cia coi bersaglieri al
Il vecchio Genera­le Marchese Busseti, venerando per le fe­rite di Wagram e del­la Moscova, riprende la spada.
L’anima di Torto­na è tutta coi prodi suoi figli.
.Una sala del Civi­co Mbsco è consa­crata a queste me­morie e dice quanta passione e quanto sangue occorse per poterci orgo­gliosamente chiamare col nome di italiani.
Il 28 marzo 1848 Carlo Alberto a cavallo traver­sava Tórtona ricevendo in piazza del Duomo l’augu­rio della città delle resurrezioni.
Augurio che non falli alla buona causa chè il Tor­tonese diede ancora al 1859 i buoni auspici col pri­mo scontro a Gastelnuovo e la prima vittoria a Montebello.
Napoleone III fu a Tortona il 21 maggio. Un asses’-: sore gli parlava francese. Egli lo interruppe dicen­dogli : « Ma parli italiano,.., crede che io non lo sappia? ».
Nel 1860 la spedizione dei Mille ha in Alberto Leardi una fulgida figura. Medaglia d’oro al caduto di ‘Milazzo fu la stretta di Garibaldi.
Medaglia d’oro nel 1866 fregia il Generale Antonio
errari che sgómina col suo 64° gli Austriaci a Monte Croce, più fortuna­to del Generale Passa-l’acqua, medaglia d’oro, 30
finito di stampare il 19 giugno 1929
il tempio votivo reginae pacis
per l’eroico suo olo­causto a Novara.
Medaglia d’oro: Ernesto Cabruna, l’aquila della III Ar­mata e poi i figli adottivi legati a Tor­tona da cari affetti :
Medaglia d’oro: Chiaffredo Bergia eroe del dovere; Er­nesto Guala eroe del volere; Giovanni Randaccio eroe com­piuto; Federico Zuc­caro epico eroe.
E nel campo. mili­tare sempre degni d’onore: Carlo Mi – rabello • Ammiraglio, Ministro rinnovatore dell’Armata.
Achille Cavalli Molinelli, Generale medico, con il Duca degli Abruzzi arditissimo esploratore polare.
Giuseppe F. Ferrari, Generale d’Armata, già capo di Stato Maggiore -dell’Esercito.
Saluto ed onore abbia qui la Brigata Tortona (257- ,253) che, due volte celebrata dai bollettini di guerra, legò alle sue bandiere la medaglia d’argento por­tando il nome ,f_jella città, che ‘seppe tanti ardimenti, sui campi degli ardimenti supremi.
Saluto ed onore il valoroso 430, che pel cuoi- tor­tonese non ha numero nè nome, perché è il nostro reggimento di gloria e d’affetto.
Saluto e onore i morti dell’alleata Nazione Inglese composti nella terra di Tortona, ove fu la base delle truppe che fortemen­te pugnarono al fianco del­le italiche
Saluto ed onore, e sia il più alto, i nostri diecimila eroi; nostri cji Tortona, •di Voghera, di Navi di guieuij te città e terre affratellò
Marziano, morti per far la Patria grande, vivi nell’Ita­lia immortale!
opere de arte
A sinistra, In alto: «Vergine» del sec. XIII, attribuita ad Opizzino da Tortona. — In basso: Stemma Gambara (1584), sul por?
tone del Palazzo vescovile. — A destra. In alto: Arca dei SS. Stefano e Innocenzo (1210). — In mezzo: « Madonna e Santi»,
polittico di Manfredino da Basilio. — In basso : Trittico di Macrino d’Alba (1499), nell’Oratorio Vescovile.
grafico materiali della soc.

 

 

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