Romanico

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 Romanico  (in tutta l’Europa occidentale metà dell’undicesimo secolo)

Il termine “Romanico” fu coniato da M. De Gerville nel 1818 per indicare un’arte che sembra apparire quasi improvvisamente in tutta l’Europa occidentale verso la metà dell’undicesimo secolo.

In verità, come sempre accade, è illusorio considerare questa datazione in senso stretto perché già alla fine del Decimo secolo molti “focolai” di protoromanico e “romanico”appaiono diffusi in molte regioni d’occidente.

Il Romanico affonda le sue radici nella cultura tardo-antica o meglio nei dialetti figurativi delle plebi italo-galliche-iberiche che, stentatamente, erano sopravissute alla dissoluzione dell’impero e alle successive ondate di invasori barbarici.

La tradizionale suddivisione didattica in tre espressioni artistiche – architettura, scultura e pittura – regge male se riferita al Romanico perché, ammesso che per le due prime si può pensare a una sostanziale unitarietà, per la pittura invece il panorama è decisamente multidirezionale e, in certo senso, “fluttuante”.

Gli architetti romanici sembrano rimeditare gli esempi della latinità, usando un linguaggio a essa affine, ma depurato quasi d’ogni classicità ellenica o elenizzante. Realizzando, con prevalenza assoluta, edifici ecclesiastici ben radicati a terra, massivi e alieni da ogni slancio verticalistico.

Anche gli scultori seguono questa strada ma con diffusissime accentuazioni barbariche.

E impegnandosi in una estetica che vede il prevalere delle deformazioni anatomiche funzionali all’espressività.

Infine i confini della pittura, appaiono, come già si diceva, estremamente articolati e fluidi, anche perché si prendono quasi solo in considerazione affreschi e miniature(in costante osmosi con Bisanzio)e si dimentica che, decorazioni a rilievo (preminenti) e statuaria erano fortemente colorate e quindi (esagerando un poco) “selvaggiamente pittoriche”. 

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