Adorazione dei pastori

Adorazione dei Magi

Entrata di Cristo in Gerusalemme

Strage degli innocenti

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Olio su tela, cm 27,5 x 65 ciascuna

I quattro dipinti sono in buono stato di conservazione ed appartengono ad una medesima serie; raffigurano infatti altrettanti episodi della vita di Cristo, cioè una sequenza di storie che sono narrate nel Nuovo Testamento.

 Il primo rappresenta l’Adorazione dei pastori, ossia uno dei soggetti devozionali più teneri diffusi dalla tradizione cristiana per celebrare la nascita di Gesù, e mostra Maria e Giuseppe in venerazione del figlio appena nato, mentre tutto intorno si vedono i pastori con le loro famiglie per ricordarci che ad essi fu annunciata la nascita del Salvatore; il secondo raffigura l’Adorazione dei Magi (Vangelo di Matteo, 2, 1 e sgg.), l’episodio evangelico che narra di quando i tre sovrani sapienti, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, venuti dall’Oriente in cerca del re dei Giudei, seguendo una stella giunsero a Betlemme dinanzi alla capanna dove era nato Gesù e là giunti si misero ad adorarlo e ad omaggiarlo dei loro doni preziosi; il terzo quadro, che ritrae la Strage degli innocenti, si ispira dunque ad un noto episodio drammatico riportato ancora dall’evangelista Matteo (2, 16):
Erode il Grande era venuto a conoscenza della nascita di un fanciullo destinato a divenire “re dei Giudei” e temendo che il suo trono potesse essere usurpato, ordinò conseguentemente lo sterminio di tutti i neonati di Betlemme e della regione circostante; l’ultimo dipinto raffigura l’Entrata di Cristo in Gerusa/emme, ovvero il momento cruciale in cui il Salvatore, la domenica delle palme (quella che precede la Pasqua), attraversò trionfalmente la moltitudine raccolta intorno alle mura e alle porte della città santa, per celebrare le festività pasquali. La folla festante acclamò Cristo, che cavalcava un’asina, stendendo mantelli al suo passaggio, sventolando palme e rami d’ulivo e gridando le parole: “Osanna nell’alto dei cieli! Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Andrà rimarcato prima di ogni altra cosa che tutte e quattro le tele furono eseguite dallo
stesso artista di scuola genovese attivo durante il XVII secolo, in grado di instillare in
ognuna di esse una pacata bellezza in cui il senso dell’astrazione religiosa viene
reinterpretato con un naturalismo accattivante; siamo dunque dinanzi all’operato di un
pittore capace che si mostra provvisto di una vena spontanea e creativa e di una buona attitudine per la realizzazione di quadri di dimensioni contenute (i cosiddetti quadri da
cavalletto), per i quali, come nel nostro caso, egli dimostra un’inclinazione naturale e
qualità specifiche che lo rendono degno di attenzione. In questo godibile “quartetto”
com positivo risalta infatti la sua buona conoscenza delle migliori pitture prodotte dalla
scuola ligure del Seicento, soprattutto quelle di Bernardo Strozzi (detto il Cappuccino o il Prete genovese) e parimenti quelle. realizzate dai bravi paesaggisti provenienti dalle
Fiandre (o comunque dal nord Europa) presenti in Liguria, dalle quali egli deriva il suo stile eterogeneo e gradevolmente naturalistico, composto da archetipi paesaggistici e da particolari colti dal vero.

Sono queste le ragioni non trascurabili che convincono a collegare i nostri quattro episodi della vita di Gesù al catalogo delle opere prodotte da Antonio Travi detto il Sestri (Sestri Ponente, 1609 – Genova, 1665), il bravo maestro ligure che fu allievo del citato Strozzi ed epigono del pittore oltremontano Goffredo Wals: quest’ultimo che era originario di Colonia ed era stato ospitato proprio a Genova dal suddetto Cappuccino, presso la bottega del quale il Travi ebbe modo di frequentarlo e di accostarsi così al suo modus pingendi. Fu in seguito a queste opportune frequentazioni che Antonio Travi divenne anch’egli pittore valente e assai richiesto, soprattutto per l’esecuzione di quadri di paesaggi simili ai nostri, nei quali si dimostrò capace di un linguaggio pittorico atto ad una singolare mediazione tra naturalismo ed elegante enfasi retorica. Cosicché, per avere conferma della proposta avanzata, basterà confrontare le quattro tele in esame con altri dipinti del Sestri quali, ad esempio, il pendant di tondi raffiguranti un Paesaggio con rovine con Tobiolo e l’angelo e un Paesaggio con un casolare ed il ritrovamento di Mosè (entrambi a Genova, collezioni della Banca Carige) o ancor più la coppia ritraente un Paesaggio con rovine e l’adorazione dei pastori ed un Paesaggio con rovine e la resurrezione di Lazzaro (ambedue a Genoval Rivarolo, Istituto dei Sordomuti).
In tali opere, come nelle nostre quattro tele, risalta infatti una pittura materica dalle tinte calde e dolcemente contrastate, quasi pittoresca nell’accezione positiva del termine, tutte qualità tipiche delle composizioni migliori eseguite da Antonio Travi detto il Sestri.

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