Newton’s terrestrial globe – London 1836

L’epoca d’oro dei globi o mappamondi si apre in Olanda, e prosegue poi in Germania, Italia, Francia, Inghilterra, a partire dalla fine del XV° secolo. Le grandi scoperte geografiche spingono infatti geografi e cartografi a cercare una rappresentazione sempre più accurata del mondo, attraverso globi terrestri e celesti di ogni dimensione. Inizialmente realizzati in cartapesta, gesso, legno e rame, montati su perni lignei o metallici e poggiati su base lignea, sono strumenti di studio e di insegnamento, ma anche ricercati oggetti ornamentali, spesso realizzati in materiali preziosi. Insigni pittori e incisori raffigurano il cielo e le terre man mano vengono scoperte, in un continuo mutare, coprendo con cartigli decorati le zone ancora ignote. Si tracciano l’equatore, i tropici, i circoli polari, i meridiani degli equinozi e dei solstizi, le costellazioni, e persino  aggiornate informazioni storiche, spesso in più lingue; il globo è a volte ornato con barche e figure che costituiscono quasi un racconto, arricchito da stemmi, animali, navigli, battaglie terrestri e navali, carovane, scene di caccia e di pesca. Il globo più antico giunto fino a noi è il Globo terrestre di Norimberga, o Erdafpel (oggi custodito nel Germanischen Nationalmuseum della città, che sarà per tutto il 700 centro di eccellenza per la produzione dei globi), costruito dallo studioso tedesco Martin Behaim in lino laminato rinforzato con legno; ricoperto da una mappa dipinta in scala 1:40 milioni (usata ancor oggi) tra il 1490 e il 1492, è dunque privo della rappresentazione del continente americano. Probabilmente il primo globo terrestre che mostri anche le Americhe, ancora piuttosto rozzo nel disegno, risale al 1504, ed è costituito dalle due metà inferiori di un uovo di struzzo, mentre di qualche anno posteriori e più accurati sono lo Hunt-Lenox Globus (New York Public Library) ed il Globus Jagellonicus (Università Jagellonnica, Cracovia). Nel 500 e 600 spiccano le opere degli olandesi Henricus Hondius, Willem Jansz Blaeu (un suo raffinatissimo globo celeste è conservato presso il Museo di Storia della Scienza di Firenze),  Rainer Gemma Frisius e il fiammingo Gerardo Mercatore,  attivo per molti anni a Duisburg, del quale troviamo una bellissima coppia di globi nel Palazzo Ducale di Urbania. Eccelso rappresentante  della superba tradizione cartografica e cosmografica dell’Italia è il geografo Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718), veneziano poi alla corte del Re Sole, famoso per la bellezza e l’accuratezza dei suoi manufatti, caratterizzati da un disegno raffinato e sontuoso, ricchi di informazioni preziose; per Luigi XIV costruisce globi di grandi dimensioni (circa quattro metri di diametro, oggi alla Bibliothèque Nationale de France), realizzati per lo più con la tecnica dei fusi, introdotta già nei primi anni del 1500 da Martin  Waldseemüller, utilizzando la scoperta della stampa: spicchi in carta sui quali è stampata a settori la raffigurazione della terra o della volta celeste, applicati sull’intelaiatura ricoperta in genere di tela di canapa e pasta di carta di cotone.  Successivamente Coronelli fabbrica una serie di mappamondi di dimensioni minori, fino ai globi tascabili (12 e 16 cm. di diametro); altro noto sferografo italiano, uno degli ultimi del Settecento, è Cassini, i cui globi hanno grande diffusione. Fra i più celebri costruttori va poi annoverato il geografo ufficiale del re di Francia, il parigino Gilles Robert de Vaugondy (1688-1766), del quale nella Biblioteca Reale di Torino è conservata una sfera in cartapesta con asse in legno rifinita con intonaco, su cui sono  apposte sezioni di carta stampate con matrice in rame. In generale si può dire che i mappamondi costruiti entro la prima metà del 700 sono stampati su carta vergata, che, vista in controluce, presenta linee verticali e orizzontali; per quanto concerne i colori, la maggior parte dei mappamondi fino al tardo 800 sono dipinti a mano con colori ad acquerello, e sono il risultato di un processo di stampa tradizionale come l’acquaforte. Uno degli ultimi grandi costruttori di globi è J. Forest, geografo ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione francese, che tra la fine dell’800 e i primi anni del 900 realizza una grande varietà di mappamondi: da tavolo, da terra, montati su basi in legno tornito ed ebanizzato, e poi modelli innovativi dotati di basi rotanti meccanizzate, o illuminati, con basi  in alluminio. Ma l’età d’oro dei globi si sta ormai avviando alla fine: le esigenze dell’epoca moderna rendono inadeguato il lungo procedimento di costruzione, la lentezza degli aggiornamenti, la difficoltà di trasporto. Si passa alla tecnica della litografia che permette di stampare ed aggiornare tempestivamente carte che col crescere delle scoperte geografiche devono essere sempre più precise e rapidamente aggiornate. I mappamondi diventano oggetti di lusso, da collezione; anche le lastre originali consunte e ristampate nell’800 e nei primi anni del 900 diventano preziose, pur se non  come le prime stampe. I globi e lastre sono conservati ed esposti in musei prestigiosi (famoso il Globenmuseum di Vienna), ricercati da collezionisti privati e proposti in vendita anche dalle più famose case d’asta. (mb49)

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