Vasi porcellana Meissen 1
Vasi porcellana Meissen  2
Vasi porcellana Meissen  3

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Alcuni pezzi di vasellame da intorno al 1900 con il modello cipolla blu

Alcuni pezzi di vasellame con il modello cipolla blu, 1900 circa

Porcellana di Meissen, conosciuta anche come porcellana di Dresda. La manifattura di Meissen, oggi uno dei più noti luxury brand tedeschi, è la prima fabbrica europea di porcellana dura, il cosiddetto oro bianco. La Real Fabbrica di Porcellana (Königlich-Polnische und Kurfüstlich-Sächsische Porzelallan-Manufaktur) nasce nel castello di Albrechtsburg, a Meissen, cittadina della Sassonia vicina a Dresda, nel 1710, per volere di Augusto il Forte (1670-1733), Principe Elettore di Sassonia e Re di Polonia. Nel 1861 sarà poi costruita quella che è tuttora la sua sede ufficiale, nella valle del Triebisch, sempre a Meissen. Agli inizi del 1700 un giovane alchimista, Johann Friedrich Böttger, attira l’attenzione dell’Elettore di Sassonia con le sue ricerche volte alla trasformazione dei materiali grezzi in oro. Chiamato a corte, non ottiene i risultati sperati, ma conosce Ehrenfreid Walter von Tschirnhausen, matematico e fisico, che sta ricercando la formula della porcellana dura. Insieme riescono a produrre dapprima una pasta di terra rossa (porcellana rossa o di ferro), una sorta di grès che deve essere levigato alla mola; finalmente nel 1713 la scoperta di un giacimento di caolino (dal cinese Kau-ling) nei pressi di Meissen, porta all’intuizione della formula per produrre la porcellana dura, basata su caolino, quarzo e feldspato. Il 23 gennaio 1710 una Comunicazione della Cancelleria della Corte Sassone con un “Decreto di massima urgenza” redatto in lingua latina, francese, tedesca e olandese, informa della scoperta della porcellana e della fondazione di una manifattura per la sua produzione. Fino a quel momento le ricercatissime e costosissime porcellane arrivavano in Europa dalla Cina, dove erano prodotte sin dall’epoca Tang (618-907). Marco Polo nel XIII° secolo ne porta notizia in Europa, denominandole per la prima volta porcellane nelle pagine del Milione. La porcellana di Meissen ha qualità di lucentezza e durezza addirittura superiori a quella cinese; ottiene un enorme immediato successo internazionale, e lascia un’impronta per tutto il 18° secolo sulle porcellane degli altri paesi europei, che ben presto riescono a venire a conoscenza della formula. I numerosi tentativi di imitazione rendono necessario l’utilizzo di un marchio, che dal 1722, su proposta del primo ispettore della Manifattura, è quello delle due spade incrociate blu cobalto, accanto alle quali, fino al 1730, sono a volte utilizzate delle sequenze di lettere (per es. K.P.M., M.P.M., K.P.F.). Tuttora questo marchio è inciso a mano su tutte le porcellane di Meissen, dipinto prima della vetrinatura e realizzato con un pennello specifico, di solito sotto la base. La produzione è richiestissima dall’aristocrazia e dalle Corti europee, che la utilizzano spesso anche come regalo diplomatico di grande prestigio e valore. Alle origini la decorazione imita la produzione cinese blanc de chine, con fiori di pruno a rilievo, inizialmente solo in bianco. La svolta arriva nel 1720 con Johann Gregorius Horoldt, che in qualità di Obermaler (capo pittore) introduce la pittura a piccolo fuoco e la decorazione a cineserie policrome entro cartelle, oltre a una ricca e vivace decorazione floreale che associa motivi e cromie tratte dalle porcellane cinesi delle famille verte e famille rose. Nel 1731 Augusto II° nomina Johann Joachim Kändler scultore di corte e maestro modellatore della Reale Fabbrica, e gli affida il compito di realizzare le sculture del Palazzo Giapponese, dove sono raccolte le collezioni di porcellane orientali e della manifattura locale. L’ambizioso progetto che Augusto II° affida ai principali architetti di Dresda è la realizzazione di un vero e proprio palazzo di porcellana bianca, dai tetti ai pavimenti agli arredi: una meraviglia unica al mondo, che però non sarà mai completata. Kändler lavora con i suoi collaboratori a statue di animali di grandi dimensioni, ma i problemi sono molti: la materia risulta spesso grigia, crepata e con diffuse imperfezioni. Dopo molti tentativi si raggiunge finalmente una qualità soddisfacente: il modellato è maggiormente raffinato, il corpo ceramico più brillante. Dal 1735 inizia però una produzione diversa, delicate e straordinarie statue di piccole dimensioni, di soggetto naturalistico: un vastissimo repertorio di uccelli e animali resi con felice immediatezza (famosissima all’epoca l’Orchestra delle scimmie, tuttora riprodotta con grande successo), e poi piccoli gruppi e statuine di gusto rococò, raffiguranti coppie di innamorati, maschere, personaggi della commedia dell’Arte, artigiani, musicanti, girovaghi, venditori, scene di vita quotidiana, e le squisite crinoline, damine con sontuosi ampi abiti. Non mancano nella produzione i servizi da tavola, di cui il più famoso è certamente lo Schwanenservice, favoloso servizio creato fra 1737 e il 1742 per il Primo Ministro della Sassonia Conte Heinrich von Brühl. Composto da più di 2000 pezzi, decorato con un delicato bassorilievo di cigni, tritoni, nereidi e altri soggetti acquatici, è un vero trionfo di modellazione e cottura. Al 1739 risale invece l’invenzione del cosiddetto decoro a cipolla, ispirato ad antichi modelli cinesi, tuttora eseguito a mano nella versione blu cobalto sottosmalto: malgrado il nome, il motivo non rappresenta cipolle, bensì 4 melegrane e 4 pesche, simboli di fertilità e longevità. Col tempo la tecnica migliora, e scompaiono le crepe dovute al processo di cottura, spesso presenti in molti esemplari settecenteschi. I soggetti e lo stile cambiano, adattandosi alle mode dei diversi periodi. Dalle figure dettagliate, vivaci e dai colori brillanti, stesi con pennellate ampie e ben delineate, tipiche di Kändler, si passa a forme classicheggianti, prima con Michel-Victor Acier, modellmeister francese arrivato a Meissen nel 1764, e poi a forme decisamente neoclassiche, dai colori pastello, ispirate a soggetti mitologici e allegorici, sotto la direzione di Camillo Marcolini (1774-1813). I modelli del XIX secolo perdono quindi la vitalità e la vivace cromia del ‘700; anche la lavorazione e il modellato sul retro delle figure sono meno curati, perché a differenza delle statuine del primo periodo, che andavano collocate su tavoli, gli esemplari successivi sono predisposti per essere collocati in vetrine. La produzione prosegue con alterne fortune e cambiamenti; la manifattura attraversa un altro periodo di grande fioritura intorno agli anni venti del novecento, quando il direttore Max Adolf Pfeiffer instaura una fruttuosa collaborazione con artisti esterni come Ernst Barlach, Paul Scheurich e Gerhard Marcks. Il nazismo, la guerra e il passaggio della Sassonia al blocco sovietico segnano un periodo difficile per la fabbrica, che però nel giro di alcuni anni torna a buoni livelli, dapprima con la produzione tradizionale, poi, a partire dagli anni sessanta, con una produzione di tipo moderno. Dal 1991 la Fabbrica diventa la Manifattura di Stato per la Porcellana Meissen s.r.l. (Staatliche Porzellan-Manufaktur Meissen GmbH), sotto il controllo dello stato della Sassonia, che ha rilanciato il marchio a livello mondiale, curandone i livelli di eccellenza e promuovendo la collaborazione con giovani e affermati artisti internazionali. Il brand comprende oggi anche gioielli, orologi, accessori, hautecouture, arredi. Le porcellane Meissen sono presenti in moltissimi musei, primo fra tutti quello annesso alla storica fabbrica, e molto ricercate dai collezionisti di tutto il mondo.

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Johann Joachim Käendler, statuetta in porcellana con Signora con tavolino e servitore moro (1740 circa), Kunstgewerbemuseum, Berlino

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