Quadro battaglia olio su tela Giuseppe Vizzotto Alberti Torre San Martino Verona

Quadro Risorgimentale, battaglia olio su tela firmato da Giuseppe Vizzotto Alberti Raffigurante la presa di Porta Pia.
Dipinta nel 1892

Misure: 157 x 80 cm + cornice 170 x 92 cm

Presentiamo una eccezionale opera che fu eseguita per ottenere l’inserimento di 2 enormi affreschi dentro la Torre San Martino a Verona.
Scorrendo le foto vedrete i grandi affreschi che decorano le scale.

Di seguito note biografiche e testi presi dal catalogo della mostra:
“Il Veneto, Oderzo e L’Unità d’Italia Il Rombo delle armi la potenza della parola”
(12 marzo 17 aprile 2011) Palazzo Foscolo Oderzo.

Alla mostra fu esposto il dipinto che presentiamo in questo articolo.

Giuseppe Vizzotto Alberti
Oderzo, 1862 – Venezia, 1931
Muove i primi passi in campo artistico sotto la guida di Giorgio Martini, padre dell’artista Alberto, che lo incoraggia agli studi. Nato in un famiglia di decoratori, vive a Oderzo fino al 1881, quando si iscrive all’Accademia di Belle Arti veneziana allora guidata da Pompeo Marino Momenti che lo indirizza al vero.
Riprendendo il filone neo-settecentista e favrettiano, Giuseppe Vizzotto dedica il proprio rigore compositivo e tecnico soprattutto a scene aneddotiche e di genere, ritratti e paesaggi ispirati a quel clima. Tecnicamente molto preparato, è inoltre piuttosto richiesto come decoratore di interni: tra le sue realizzazioni, si ricorda l’affresco dell’abside del Santuario di S. Maria dei Miracoli a Motta di Livenza, di cui progetta anche la ricostruzione architettonica e decorativa.
Espone a diverse mostre nazionali – tra cui a Venezia nel 1887 e a Bologna nel 1888 – distinguendosi alla Triennale di Brera del 1894. Dal 1895 partecipa a quasi tutte le edizioni delle Biennali internazionali, fino alla sua morte. Decorerà usando la tecnica dell’encausto la Torre di San Martino della Battaglia con scene di ispirazione storica a tema garibaldino, per le quali otterrà il riconoscimento della Croce al merito dal Re Umberto I. L’opera Sotto la pioggia, legata al filone sentimentale di Luigi Nono, viene acquisita dal Re per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna cui afferirà anche il lavoro neo-cinque-centesco, con aperture preraffaelite, Il cardo selvatico (1895-96). Affresca la sala del Consiglio provinciale di Venezia, incaricato dal Comune (1896), coadiuvato da Francesco de Stefani. Per quanto riguarda il restauro, interverrà nella decorazione di Palazzo Ravagnan a Chioggia. Lascerà diversi schizzi e bozzetti, tra i quali diversi studi per il soffitto di Palazzo Stucky a Venezia, per la Prefettura di Venezia e quella di Nizza, per la Chiesa di San Polo di Piave e per il Santuario di Motta di Livenza, per il Salone Centrale della Banca d’Italia di Venezia, molti dei quali sono raccolti presso la Pinacoteca Alberto Martini di Oderzo. Sue opere sono presenti anche presso altre collezioni pubbliche, quali Ca’ Pesaro a Venezia ed i Musei di Treviso, Padova e Udine.

Opera in mostra:
La Presa di Porta Pia e Campagna del Volturno sono dipinti che vengono esposti in pubblico per la prima volta. Si tratta di prove di particolare interesse, anche perché solo di recente è stato appurato che si tratta della versione su tela di due episodi risorgimentali dei quali l’artista realizzerà nel 1892 le più note versioni ad affresco, ciascuna di 55 metri quadri, per la decorazione della Torre di San Martino nei pressi di Verona. Interessante è la vivezza delle scene, soprattutto quella garibaldina, nella quale il piano ravvicinato consente di decifrare nel dettaglio sguardi e azione dei combattenti – ben diversi nell’affresco relativo, dove il punto di vista è allontanato e la scena pare più costruita ed edulcorata. L’artista riserva alla tela una certa attenzione anche per i dettagli di natura in primo piano, mentre in generale la drammaticità si risolve con una dinamicità coinvolgente anche per l’osservatore, che è introdotto nel pieno svolgimento dell’azione, sviluppata in un’atmosfera diurna dalle tonalità chiare e luminose. Al contrario, La presa di Porta Pia, sensibilmente differente dalla sua versione ad affresco, è sviluppata in una cupa atmosfera notturna ed evidenzia soprattutto il senso dell’azione indifferibile e convulsa della massa dei soldati che irrompono dalla breccia, dando così meno rilievo alla tragica scena centrale di morte e alimentando invece un senso di generale concitazione drammatica.

In mostra sono presenti anche sei dipinti di Enrico Vizzotto Alberti (Oderzo, 1880 – Padova, 1976), fratello del più celebre Giuseppe. Dopo l’accademia veneziana, nel 1906 esordisce all’Esposizione Internazionale di Milano e tre anni dopo partecipa alla storica mostra di Ca’ Pesaro. Combattente nella Grande Guerra, Enrico Vizzotto Alberti rievoca spesso nei suoi dipinti scene belliche: artiglierie al ritorno dalle manovre o nelle pause dei combattimenti, Dragoni e cavalleggeri durante la quotidiana vita militare. Inseribile nel filone del naturalismo tardo ottocentesco veneziano, il pittore esplora anche il tema della natura morta e del paesaggio con gusto per l’aneddotica e la narrazione, sempre intenzionato a cogliere e descrivere il vero con grande dedizione e particolare cura del dettaglio.
Opere dell’artista sono conservate presso la GAMCO – Galleria Arte Moderna e Contemporanea Oderzo – all’interno della Pinacoteca Alberto Martini di Palazzo Foscolo.

 

Cartolina dell’affresco alla Torre di San Martino:

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