Breve storia della cornice

 

Michelangelo Buonarroti, Tondo Doni, Galleria degli Uffizi, Firenze. La cornice del tondo, probabilmente su disegno di Michelangelo è stata intagliata da Francesco del Tasso, esponente della più alta tradizione dell’intaglio ligneo fiorentino

Nell’arco dei secoli la cornice, “il più mobile dei mobili”, è stata influenzata dal cambiamento del gusto e dalla destinazione dell’opera, e dunque distruzioni, sostituzioni, modifiche e adattamenti dei pezzi sono stati molto frequenti. Ne consegue che sono pochissime le cornici originali e integre che accompagnano i dipinti, gli specchi e le stampe per cui sono state ideate: a partire dal Rinascimento maturo si avvia infatti un progressivo distacco tra il dipinto, considerato la vera opera d’arte, e la sua incorniciatura, prodotto artigianale concepito come oggetto a se stante, sostituibile secondo la moda e il gusto del proprietario. Diventa infatti prassi diffusa per importanti musei e grandi collezioni private rifare anche più volte le incorniciature di gruppi di opere, in nome di un principio estetico regolarizzante, dell’affermazione del gusto di un regnante o di un mecenate, che impongono in questo modo il proprio prestigioso imprimatur alla collezione; solo a partire dal 1900 gli storici dell’arte riconoscono che l’incorniciatura rappresenta un settore dell’artigianato di grande valore, che spesso si innalza al livello di vera opera d’arte. Fino al 1400 le cornici (o bordi, come sono spesso chiamate fino al 1700) sono ancora parte integrante e inscindibile del quadro, e il pittore dipinge su un pannello già dotato di cornice, ma verso la fine del secolo si avvia una fase di transizione, in cui la cornice fissa cede gradualmente il passo alla cornice mobile; fra i primi esempi troviamo la cornice a edicola (molto grande, usata per le pale d’altare e per l’arredo di importanti studioli privati), e quella a tabernacolo (di dimensioni ridotte), tipiche della produzione artigianale toscana, ancora molto architettoniche, decorate con capitelli, dentelli, frontone, fregio, base e architrave. Nei primi anni del Cinquecento la cornice a edicola si evolve nella cornice a cassetta, fondamentale invenzione che resterà a lungo la più diffusa, declinata con numerose varianti a seconda della zona di produzione, perfetta come cornice da collezione e per ritratti, adatta ad ambienti privati; ha infatti forme eleganti, semplici e lineari, e può essere liscia e dipinta, nella sua versione meno dispendiosa, spesso preferita anche perché permette una lavorazione più rapida, in grado di soddisfare la crescente richiesta di cornici, oppure arricchita con decori in pastiglia, con motivi bulinati o incisi, colorata solitamente in toni scuri e arricchita con racemi dorati con la tecnica a foglia d’oro.

 

Beato Angelico, Incoronazione della Vergine, Museo di san Marco, Firenze. Cornice a tabernacolo

Tipicamente veneziana è la cornice a cassetta decorata a intarsio ligneo, talvolta impreziosito con legni e di materiali nobili come l’avorio, l’ebano e la madreperla a comporre raffinate raffigurazioni geometriche; a Bologna invece la cornice a cassetta è caratterizzata soprattutto da motivi decorativi del tipo detto formigine, eleganti racemi vegetali da cui si svilupperà la decorazione a prezzemolo, disegni dorati su lacca scura. Un’altra caratteristica incorniciatura cinquecentesca, tipica dell’artigianato toscano rinascimentale, è il tondo, cornice derivante forse dalle romane imagines clipeatae, lavorata a intaglio e decorata con motivi vegetali arricchiti da elementi naturalistici, rifinita con parti policrome e dorata: il Tondo Doni (Michelangelo, 1505, Galleria degli Uffizi, Firenze ), il cui raffinato intaglio è attribuito a Marco e Francesco del Tasso, e la Madonna della Melagrana (Botticelli, 1487, Galleria degli Uffizi, Firenze) ne sono splendidi esempi. Contemporaneamente l’affermarsi della pittura a cavalletto, la sostituzione del supporto ligneo con la tela e l’emergere di ricchi e potenti mecenati che commissionano dipinti di tema laico non più ancorati a un luogo di culto, conferiscono una mobilità prima sconosciuta al dipinto, che grazie ai mercanti d’arte si sposta, diventa ambìto oggetto di collezione, e spesso viene reincorniciato secondo il gusto del collezionista e la moda del momento, con variazioni legate alla zona di produzione. L’avvento del manierismo, tra la metà e la fine del cinquecento, nell’Italia centrale e soprattutto in Toscana arricchisce le cornici di elementi ornamentali virtuosistici ed eccentrici; mentre a Venezia, divenuta nel cinquecento un centro importantissimo per la fabbricazione di cornici, nasce e si diffonde nella seconda metà del secolo una cornice che avrà molta fortuna, la Sansovino (cosiddetta dal nome del pittore), caratterizzata da una decorazione ispirata al repertorio dell’architettura e della scultura manierista, con intaglio profondo e motivi decorativi (festoni di frutta, fiori, cartigli, nastri) ben delineati; può essere dorata o, più comunemente, lasciata di un color legno naturale scuro e lucidato. Per tutto il seicento e il  settecento la cornice a cassetta e la Sansovino restano i modelli più diffusi, pur subendo nel tempo cambiamenti soprattutto nell’intaglio della decorazione, dove al legno si sostituisce via via lo stucco, che consente all’artigiano di lavorare anche con stampi preformati. Il seicento è naturalmente il secolo del Barocco, i cui elementi tipici si manifestano anche nello stile delle cornici: un’esplosione di motivi vegetali, conchiglie, volute, angeli, sfingi, cariatidi trasformano spesso la cornice barocca in un’opera scultorea, dove il motivo decorativo occupa quasi tutta la cornice e la decorazione si allarga verso l’esterno; anche quelle di struttura più essenziale e tradizionale, come la cornice a cassetta (la cui produzione comunque continua), accostano a materiali preziosi intagli più ricchi, che offuscano a volte la purezza delle linee. Sempre nel XVII secolo fa la sua comparsa la cornice di forma ovale, l’ellisse, ben più consona al tumulto del Barocco con il suo effetto visivo di movimento e circolarità, caratterizzata da una decorazione che corre uniformemente su tutto il perimetro senza suddivisioni e scansioni, con motivi ornamentali appartenenti al repertorio vegetale. Verso la fine del Seicento la produzione fiorentina abbandona il fasto bizzarro del barocco per tornare a uno stile più sobrio, con l’utilizzo delle pietre dure, dell’ebano o della tartaruga, mentre a Venezia, sempre a fine secolo, si sviluppa la cornice intarsiata con la madreperla, cui succederà nel settecento quella laccata a cineserie, decorata a volte con una tecnica meno pregiata, la lacca povera, oggi nota come découpage. Nel XVIII secolo sempre Venezia è la patria della cornice a Canaletto, uno dei pochi esempi di produzione originale di portata internazionale, frutto della straordinaria produzione artigianale veneziana, così chiamata perché molto spesso racchiude i quadri dell’artista; è composta da aste molto sottili intagliate a bassissimo rilievo, a volte impreziosita da piccoli pezzi di specchio.

Canaletto, veduta del Canal Grande, Firenze, Galleria degli Uffizi

Tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo si diffonde soprattutto nell’Italia centro meridionale la cornice Salvator Rosa (anche Maratta) dal nome del celebre pittore: può essere liscia oppure ripartita in liste piuttosto strette decorate con motivi classici, interamente dorata oppure con un’elegante alternanza di strisce dorate intagliate e strisce lisce nere, a creare un sottile elegante gioco di luce. Altro tipo di cornice caratteristico del Settecento italiano è quello detto Passe-partout: di forma quadrangolare o rettangolare include un dipinto tondo o ovale, ed è molto utilizzata  nelle botteghe granducali toscane e nelle quadrerie romane per la sua facile adattabilità a qualsiasi genere di dipinto. Verso la fine del XVIII secolo non è più l’Italia ma la Francia, una delle più potenti monarchie europee, la protagonista dell’innovazione delle arti decorative; il barocco si sdrammatizza nella rocaille, che si diffonde in tutta Europa arrivando naturalmente anche in Italia, soprattutto nelle regioni del nord; la cornice rococò italiana sull’esempio francese diventa più ricercata ed elegante, caratterizzata da liste sottili con una decorazione leggera e raffinata di tralci, delicati intrecci floreali, anche foglie d’acanto, tipicamente barocche, ma reinterpretate con grande leggerezza, e conchiglie; in seguito si userà anche lo stucco, che con la sua malleabilità  permette forme molto complesse e particolari. Tra il XVI e il XVIII secolo, nonostante l’introduzione di nuove tecniche di decorazione (dalla metà del Seicento per esempio è frequente la scelta di rivestire  in argento l’intera cornice), il sistema di rivestimento più diffuso per la cornice rimane comunque la doratura, per la quale sono impiegate varie tecniche, mutuate dall’antica pittura su fondo oro: la doratura a guazzo,  a missione, a conchiglia, a pastiglia. La doratura si coniuga talvolta particolari tecniche decorative come il graffito, l’incrostazione tra oro e colore, la lavorazione con il punzone. La fine del Settecento segna un notevole mutamento del gusto: tramonta il Rococò e si avvia il recupero della cultura classica, da cui trae origine uno stile internazionale che coinvolge tutti i settori della produzione artistica, e dunque anche le cornici. La cornice neoclassica, generalmente dorata, è caratterizzata da disegni sobri e da una certa simmetria,  mentre l’avvento del romanticismo ispira un tipo di cornice neo-gotica, ispirata all’architettura medievale e spesso  arricchita di figurazioni simboliche. In Inghilterra i preraffaelliti recuperano la cornice a edicola rinascimentale, in assonanza con i soggetti ispirati solitamente a temi storici, religiosi e letterali del Medioevo e del Rinascimento. Un grande rinnovamento nello stile arriva dagli impressionisti, ai cui dipinti mal si adattano le incorniciature dorate, che alterano i toni cromatici: si scelgono perciò cornici sobrie, semplicissime, prive di doratura e decorazioni, di un colore coordinato ai toni dominanti del dipinto, oppure cornici bianche, la cui neutralità non interferisce con l’opera. Così gli artisti propongono modelli di incorniciatura nuovi e originali, dando l’avvio a fine Ottocento a un rinnovamento completo della cornice nelle sue forme strutturali e decorative, segnando la fine delle cornici in stile e dorate; la cornice scompare come manufatto autonomo fino ad essere quasi impercettibile o del tutto abolita nell’arte concettuale, nell’arte povera e in tutti quei tipi di pittura in cui non è più necessario un ponte tra lo spazio rappresentato e lo spazio in cui l’opera è collocata

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